Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Ott. gr. 147

Nachweis: Vatikan, Vatikanstadt, Biblioteca Apostolica Vaticana, Codices Ottoboniani, Ott. gr. 147
Datierung:

Sec. XVI med.

Beschreibstoff: Cart.
Format: 214 × 156/70 mm.
Folienzahl: ff. 〈I〉, I, 154, I’

Inhalt

  • (ff. 113V) 〈Commentaria de Arte grammatica ex Heliodoro〉 (tit. περὶ προσωδίας); inc. τριχῶς λέγεται ἡ προσώδια. λέγεται γὰρ προσώδια καὶ ἡ παρὰ τοῖς μυσικοῖς (p. 442), des. εὐνῇ ἐνὶ μαλακῇ καταλέγμενος (p. 461,29). Ed. Hilgard, Grammatici Graeci I.3, p. 442–565.
  • (f. 14) Observationes criticae in Top.; inc. τοπικων [sic] πέμπτον περὶ ἰδίου, des. κατασκευάζοντα δε [sic].
  • (ff. 1416V) Mir. (Αριστοτελους [sic] περὶ θαυμασίων ἀκουσμάτων). Capp. 152–163; 4; 9; 5; 164–178; 33.
  • (ff. 16V20V) Adversaria in Simplicii libros de anima (tit. „Simpli [sic] de Anima“). La collazione è effettuata sull’edizione aldina del 1527 (anhand des Kodex Monac. gr. 478 [Hinweis von C. Steel]) .
  • (ff. 2270) Adversaria critica e collazioni delle seguenti opere aristoteliche (il modello di riferimento è l’Aldina): (a) 2245: Hist. An.; (b) 4551: Part. An.; (c) 5152V: Inc. An.; (d) 52V54V: An.; (e) 54V55: Sens.; (f) 55: Mem.; (g) 55RV: Somn. Vig.; (h) 55V56: Insomn.; (i) 56: Div. Somn.; (l) 56RV: Mot. An.; (m) 56V59V: Gener. An.; (n) 59V60: Respir.; (o) 60RV: Col.; (p) 60V61: Phgn.; (q) 6162V: Mir.; (r) 62V: MXG; (s) 63: Hist. An.; (t) 6370: Probl.
  • (ff. 7072) Commentaria in Mech., Graece et Latine (tit. Σχόλια τινα εἰς τὰ μηχανικά) ad 825a 23, 853b 37, 853a 32 [hoc ordine]; alia quaedam invenies scholiis permixta. Inc. εἰ γὰρ σιδηροῦς τύχη, καὶ ξύλινος ἄλλος ταχύτερον ἀπὸ τοῦ αὐτοῦ βάρους ὁ ξύλινος κινεσθέσεται (sic) [= Bottecchia 1982, p. 149], des. „corrigendum est autem καὶ τότε μένει διὰ τὸ γὰρ, quod primus ego animadverti“ (ad 858b11–12: la lezione τότε μένει in luogo di τιθέαμεν εἰ, del codice P e dei suoi apografi, stando all’apparato negativo di Bottecchia 1982, p. 138, dovrebbe essere trasmessa almeno dai codici Ha e L; non si tratta quindi di una congettura ope ingenii, come pure la formula „primus ego animadverti“ lascerebbe intendere).
    A 71V si cita, in greco, da Giovanni Zaccaria Attuario „in libello περὶ ἐνεργειῶν καὶ παθῶν τοῦ ψυχικοῦ πνεύματος“ (princeps del testo greco: Parisiis 1557; il testo era già noto nella traduzione latina di Giulio Alessandrini: Venetiis 1547).
  • (ff. 72118V) Variae lectiones, derivate in parte da fonti manoscritte (cfr. h), a complemento e correzione di un’edizione a stampa delle opere di Aristotele (molto verisimilmente sempre l’Aldina): (a) 7273V: in Metaph.; (b) 73V80: in Phys.; (c) 8083: in Cael.; (d) 8384V: in Gener. Corr.; (e) 84V90V: in Mete.; (f) 90V: inizio della parafrasi di EN attribuita a Giovanni Cantacuzeno (cfr. Trizio 2013); inc. ἐν πάσῃ τέχνῃ καὶ μεθόδῳ, des. πράξεως καὶ κινήσεως τέλος. = CAG XIX,2, p. 1, ll. 5–10); (g) 90V107V: variae lectiones in EN; (h) 107V109V: in Pol. (f. 107V, mg.: „ex Gaze et parvo ex codicibus bibliothece Grimanae Venetiis“); (i) 109V110: in Oec.; (l) 110113V: in EN; (m) 113V114V: in Porphyrii Isagogen; (n) 114V115V: in Cat.; (o) 115V118V: in EE.
  • (f. 119RV) Riproduzione dell’incipit posticcio dell’acefalo Idillio 25 di Teocrito, composto da Joachim Camerarius: Supplementum II Weise (tit. Principium ειδυλλου [sic] .λβ. A Joachimo Camerario factum). La successione dei fogli è perturbata; il testo inizia a 119v: ΕΙΔΥΛΛΙΟΥ ΗΡΑΚΛΗΣ ΛΕΟΝΤΟΦΟΝΟΣ, Ὑμνήσω τὺ διὸς παΐς ἀνθρώπων ταλαέργων κτλ.; prosegue a 119r dal v. 19: Ερχομ’ ἐρῶν πρόφρων σὺ δὲ μ’ ἔσθλα δὸς, ὦ ’γαθὲ δαῖμων, des. αἱ δ’ ἀγελ’ ἀνδρὸς ἑνὸς τῶν πλείστων ὧδε πλανῶνται. Per questo testo vd. Weise 2018 (con edizione critica in appendice, p. 294–297).
  • (ff. 120127, 128129V) Errata in Procli Commentarium in Timaeum (tit. Errata Προκολου Διαδορου εἰς τον Τίμαιον πλατωνος βιβλιον Α [sic omnia]). Collazione condotta sull’edizione Basileae 1534: colophon in greco trascritto a 127.
  • (f. 130RV) Anal. Post. 100a 13–100a 17 (tit. „haec sunt que desunt in fine Topicorum“); inc. ἡ δὲ ψυχὴ ὑπάρχει τοιάυτη οὔσα [sic], des. ὁμοίως ἔχει πρὸς τὸ ἅπαν πρᾶγμα.
  • (ff. 130V131V) Integrazione di Joachim Camerarius all’Idillio 25 di Teocrito: Supplementum I Weise (tit. „Ηρακλῆς λεὸντοφόνος [sic] Suplementum [sic] Joachinii Camerarii“). Inc. καδδ’ ὀρε’ οὐ πάμπαν χωρὶς ῥοπαλοῖο μετ’ ἄγραν, des. παῖσα (sic pro παῖδα) κικλησκόμενον, κρείττους ἔτι μνήσομ’ ἀοιδῆς
  • (ff. 132141V) 〈Arethas, Opuscula 57 e 60 Westerink〉.
  • (ff. 142146) 〈Michael Psellus, Opuscula philosophica 11 et 10〉 Duffy.
  • (ff. 147150V) Collazione e correzioni a Xenophon (tit. ξενοφωντος κυρου παιδειας [sic omnia]), Inst. Cyrii (147150V) e Memorabilia (150V). La collazione è condotta sul testo dell’edizione giuntina del 1516.
  • (ff. 151154) Collazione e correzioni al testo di Aristotele: (a) 151: 〈Cat.〉; (b) 151RV: Int.; (c) 151153V: Top.; (d) 153V154: Soph. El. La collazione è condotta sull’Aldina.
  • Leer

    ff. 13ar13cv, 21RV, 127V, 146V, 146ar146V, 154V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart.

Wasserzeichen

  • ff. 110; 71118, 146a154: giglio semplice. Forma molto comune senza un riscontro esatto nei repertori (paralleli fuorvianti nella prima metà del sec. XIV).
  • ff. 1113c, 4247: motivo fitomorfo, identico a Briquet 6684 (Roma 1556–1566), cfr. anche Canart 1964, nr. 33.
  • ff. 1421, 119: galero sormontato da croce gemmata (nodo stilizzato, trecce geometriche). Contromarca non visibile. Molto simile, per il resto, a Briquet 3501 (Venezia 1543).
  • ff. 4770: ancora, identica a Canart 1964, nr. 5.
  • ff. 120127, 140146: angelo sotto il quale è collocata la lettera B. Molto simile a Briquet 646 (diffusa in Veneto, anni 1537–1541).
  • ff. 128131: balestra identica a Briquet 761 (Udine 1533).
  • ff. 132139: ancora, simile a Harlfinger Ancre 24 (1556), ma con sotto una lettera B.
  • ff. 2241: nessuna filigrana leggibile.

Format

214 × 156/70 mm.

Folienzahl

ff. 〈I〉, I, 154, I’

Foliierung

Foliotazione continua a inchiostro nel mg. superiore esterno di ogni recto. I fogli bianchi, originariamente non inclusi nel computo, furono rinumerati a matita senza ripercussioni sulla foliotazione originale, 13a13c e 146a

Lagen

16 × 8 (118); 1 × 8+1 (127 il f. 119 è singolo, cucitura tra i ff. 123124), 1 × 4 (131), 3 × 8 (154)

Lagensignierung

ff. 113c: richiamo verticale nel mg. inf. interno di 8V.

ff. 1421, 119127, 128131, 132146a, 147154: assenti.

ff. 22118: nel primo foglio recto di ogni fascicolo (mg. inf. esterno) è posta una segnatura in lettere latine (da A = 22 a M = 115). Nell’ultimo verso (mg. inf. interno) è un richiamo verticale.

Anzahl der Linien

ff. 1118, 147154: 27 ll.

ff. 119127: 23 ll.

ff. 128131: 25 ll.

ff. 132146a: 22 ll.

Liniierung

ff. 113c: spazio scritto: (f. 9) 164 × 113; rigatura assente.

ff. 1421: spazio scritto (f. 16) 164 × 112; rigatura assente.

ff. 22118: spazio scritto: (f. 70) 162 × 112; rigatura assente.

ff. 119127: spazio scritto: di dimensioni variabili. A titolo di esempio ecco le misure del f. 123: 163 × 112; rimane traccia appena percettibile di una sommaria indicazione a secco delle linee di giustificazione.

ff. 128131: spazio scritto: (f. 129) 166 × 87; rigatura assente.

ff. 132146a: spazio scritto: (f. 143) 170 × 112; tracce appena percettibili delle linee di giustificazione si intravedono nei fogli bianchi.

ff. 147154: spazio scritto: (f. 158) 165 × 112; nessuna rigatura.

Kopist

A. 120V, 22127, 128146, 147154: tutte le diverse parti del codice appaiono vergate dalla stessa mano anonima, sicuramente di un occidentale, in momenti diversi e con inchiostri diversi.

Illumination

Cornicetta decorativa a 1 e a 147 (quest’ultima è completata da un volto ghignante tracciato a penna nel mg. interno).

Einband

Legatura moderna, in cuoio marrone, su cinque nervi. Nello scomparto di testa è lo stemma di Pio IX.

Erhaltungszustand

Il ms. è ben preservato in tutte le sue parti

Geschichte

Datierung

Sec. XVI med.

Entstehung

Il corpo dell’attuale manoscritto si compone in realtà di unità codicologiche diverse, tutte coeve, copiate e allestite da un solo e unico scriba, in vista di un uso esclusivamente personale. La natura del contenuto del codice (excerpta e annotazioni testuali condotte sul testo di edizioni cinquecentesche) lo caratterizza, infatti, quale quaderno d’appunti di un erudito, onde la difficoltà di inserire la sua descrizione nello standard sin qui seguito per i codici prodotti da scribi professionisti. In base alle segnature conservate e alle diverse qualità della carta è possibile offrire la seguente distinzione delle varie unità: A ff. 113c; B ff. 1421; C ff. 22118; D ff. 119127; E ff. 128131; F ff. 132146a; G ff. 147154.

La compagine di estratti raccolta nel codice ottoboniano non è mai stata sottoposta a un esame sistematico (la descrizione sopra proposta, pure più dettagliata di quelle sinora disponibili, è lungi dall’essere pienamente esaustiva): per alcuni testi – le orazioni di Areta e gli opuscoli di Psello, cfr. la descrizione del contenuto – è certa la dipendenza da modelli marciani (nella fattispecie dal Marc. gr. 524), per altri, come Hist. An., la questione appare più complicata: Balme 2002, p. 38–39, ritiene evidente un debito verso il Marc. gr. 200, ma mette in luce un ampio numero di fonti diverse, fra le quali certamente il Marc. gr. 208 e l’edizione di Basilea. Analogamente, anche nel caso di Mir. appare certa la dipendenza dal Marc. gr. 200 e dal Marc. gr. 215, ma nessuno dei due codici può essere, da solo, la fonte del testo; la prossimità testuale con l’Ottob. gr. 45 e l’Aldina scorialense Z lascia supporre che i tre testimoni dipendano tutti da un comune modello perduto (cfr. Harlfinger 1971, p. 207–209 e Harlfinger 1972, p. 66).

Provenienz

La copia del manoscritto si deve alla mano di un erudito occidentale, sicuramente capace di accedere al patrimonio bibliografico delle più ricche biblioteche veneziane (dall’esame del contenuto, si evince il ricorso a esemplari manoscritti della Marciana e della biblioteca di S. Antonio di Castello, dove erano conservati i libri della collezione Grimani: cfr. la descrizione del contenuto del manoscritto). Sebbene l’identificazione di questo erudito con Juan Páez de Castro sembri destinata a venire meno, è evidente che il dotto che allestì questo codice dovette nondimeno operare negli stessi ambienti.

Il manoscritto, al pari dell’Ottob. gr. 45, appartenne al duca Giovanni Angelo d’Altemps, che aveva acquisito la biblioteca di Ascanio Colonna nel 1611. La raccolta di Altemps fu quindi donata ad Alessandro VII nel 1690. È verisimile che questo codice abbia seguito la stessa sorte dell’Ottob. gr. 45 anche in fasi precedenti, e che sia quindi appartenuto, negli anni 1582–1585, al cardinal Sirleto. Mancano marginalia seriori che permettano di tracciare con maggior precisione la vicenda cinquecentesca del manoscritto.

Reproduktionen und Digitalisate

Bibliographie

Kat.

  • Chr.A. Brandis, Die Aristoteles Handschriften der Vatikanischen Bibliothek, Abhandlungen der Königlichen Akademie der Wissenschaften zu Berlin aus dem Jahre 1831, Berlin 1832, p. 48–86: nr. 253.
  • M. Buonocore, Bibliografia dei fondi manoscritti della Biblioteca Vaticana (1968–1980), I–II, Città del Vaticano 1986 (Studi e testi, 318–319): I, p. 388.
  • P. Canar-V. Peri, Sussidi bibliografici per i manoscritti greci della Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano 1970 (Studi e testi, 261), p. 196.
  • M. Ceresa, Bibliografia dei fondi manoscritti della Biblioteca Vaticana (1991–2000), Città del Vaticano 2005 (Studi e testi, 462), p. 381.
  • E. Feron-F. Battaglini, Codices manuscripti Graeci Ottoboniani Bibliothecae Vaticanae descripti, Romae 1893, p. 86–87, p. 82–83.
  • A. Wartelle, Inventaire des manuscrits grecs d’Aristote et de ses commentateurs. Contribution à l’histoire du texte d’Aristote, Paris 1963, nr. 1901.

Kod.

  • P. Canart, Les manuscrits copiés par Emmanuel Provataris (1546–1570). Essai d’étude codicologique, in Mélanges Eugène Tisserant, IV, Città del Vaticano 1964, (Studi e testi, 236), p. 173–287.
  • A. Domingo Malvadi, Bibliofilia humanista en tiempos de Felipe II: La biblioteca de Juan Páez de Castro, Salamanca 2011, p. 276 (per errore riferisce alcuni dati codicologici e paleografici relativi in realtà all’Ottob. gr. 45).
  • T. Martínez Manzano, Nuevos libros de Juan Páez de Castro en Salamanca, Scripta 5, 2012, p. 85–97: 96–97.

Text.

    An.

    • P. Siwek, Le De anima d’Aristote dans les manuscrits grecs, Città del Vaticano 1965 (Studi e testi, 241), p. 9 n. 1.

    EE

    • D. Harlfinger, Die Überlieferungsgeschichte der Eudemischen Ethik, P. Moraux-D. Harlfinger (Hg.), Untersuchungen zur Eudemischen Ethik. Akten des 5. Symposium Aristotelicum (Oosterbeek, Niederlande, 21.-29. August 1969), Berlin 1971 (Peripatoi, 1), p. 1–50: 21 n. 62.

    Gener. An.

    • P. Louis, (Hg.), Aristote, De la génération des animaux, Paris 1961, p. XXIII.

    Hist. An.

    • D.M. Balme-A. Gotthelf (Hg.), Aristotle, History of Animals (Books VII-X), Cambridge Mass.-London 1991, p. 43.
    • D.M. Balme-A. Gotthelf (Hg.), Aristotle Historia Animalium, I, Books I-X: Text, Cambridge 2002 (Cambridge Classical Texts and Commentaries, 38). p. 17–19, p. 38–39.
    • P. Louis (Hg.), Aristote, Histoire des animaux, I, Livres I-IV, Paris 1964, p. XLVIII, LII.

    Lin.

    • D. Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift περὶ ἀτόμων γραμμῶν. Ein kodikologisch-kulturgeschichtlicher Beitrag zur Klärung der Überlieferungsverhältnisse im Corpus Aristotelicum, Amsterdam 1971, p. 83, 205, 207–209, 405 (cfr. anche Mir.).

    Mir.

    • P. Canart, Démétrius Damilas, alias le „librarius Florentinus“, Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s., 14–16, 1977–1979, p. 281–347: 295.
    • C. Giacomelli, Sulla tradizione di [Arist.] De mirabilibus auscultationibus, Bollettino dei Classici 37–38, 2016–2017, p. 39–95: 41, 44–45.
    • D. Harlfinger, Die handschriftliche Verbreitung der Mirabilien, H. Flashar (Hg.), Aristoteles, Mirabilia, Berlin 1972 (Aristoteles Werke in deutscher Übersetzung, 18.II.3), p. 62–66: 66.
    • G. Livius-Arnold, Aristotelis quae feruntur De mirabilibus auscultationibus. Translatio Bartholomaei de Messana. Accedit translatio anonyma Basileensis, diss. Amsterdam 1978, p. XXXIII.

    Phgn.

    • R. Foerster (Hg.), Scriptores Physiognomonici Graeci et Latini, I, Lipsiae 1893, p. XLIV–XLV.

    Arethas

    • S. Kougeas (Κουγέας), Ὁ Καισαρείας Ἀρέθας καὶ τὸ ἔργον αὐτοῦ, Ἀθῆναι 1913 [rist. in Id., Ὁ Καισαρείας Ἀρέθας, ἐπιμέλεια ἔκδοσης καὶ πρόλογος Φ. Αρ. Δημητρακοπούλους, Athens 1985, nr. I], p. 35.
    • L.G. Westerink (Hg.), Arethae archiepiscopi Caesariensis scripta minora, II, Accedunt Nicetae Paphlagonis epistulae, Leipzig 1972, p. VII.

    Camerarius

    • S. Weise, Alter Theocritus? Joachim Camerarius’ griechische Supplemente zu Theokrits Herakliskos und dem sogennanten Herakles leontophonos, Humanistica Lovaniensia 67, 2018, p. 257–299.

    Heliodorus

    • M. Trizio, Eliodoro di Prusa e i commentatori greco-bizantini di Aristotele, A. Rigo-A. Babuin-M. Trizio (Hg.), Vie per Bisanzio. VIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini. Venezia, 25-28 novembre 2009, II, Bari 2013, p. 805–832.

    Psellos

    • J.M. Duffy (Hg.), Michaelis Pselli philosophica minora, I, Opuscula logica, physica, allegorica, alia, Stutgardiae et Lipsiae 1992, p. XV–XVI.
    • Moore, Iter Psellianum. A Detailed Listing of Manuscripts Sources of All the Works Attributed to Michael Psellos, including a Comprehensive Bibliography, Toronto 2005 (Subsidia mediaevalia, 26), p. 246, 250.

Weitere Sekundärliteratur

  • Escobar 2000, p. 715–718: 716 n. 6.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, maggio 2015 (bibliografia aggiornata a ottobre 2019).