Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 208

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 208 (coll. 614)
Datierung:

Sec. XIII 3/4

Beschreibstoff: Cart. (orientale); membr. palinsesto il f. I.
Format: 270 × 212 mm
Folienzahl: ff. 〈I〉 II, 294 (+ 271bis), IV’ 〈II〉

Inhalt

  • (ff. 1294V) Hist. An. (tit. di mano recenziore: ἀριστοτέλους τῶν περὶ ζώων ἱστορίας βιβλίον πρῶτον). Libr. I (ff. 122V); II (ff. 22V46V); III (ff. 46V76V), IV (ff. 76V105); V (ff. 105150); VI (ff. 150187V); VIII (ff. 187V225V); IX (ff. 225V278V); VII (ff. 278V294V).
  • (f. 294V) Excerptum da Galeno (tit. marginale Γαληνοῦ), 〈De locis affectis〉, inc. ὅτι δὲ τῶν ὑστερικῶν λεγομένων συμπτωμάτων εἰκότως, des. mut. τί δὲ καὶ δέονται προσπίπτειν [... (= Kuen VIII, p. 424,5–427,9; le indicazioni di Mioni su questo excerptum sono errate).

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. (orientale); membr. palinsesto il f. I.

Anmerkungen zum Beschreibstoff

Carta orientale, di colore biancastro, dall’aspetto poroso e ruvido. Vergeures irregolari e sottili, difficilmente rilevabili, che scorrono orizzontalmente rispetto alla scrittura. Il foglio di guardia membranaceo proviene da un codice in georgiano (il testo si legge solo con l’ausilio della lampada di Wood ed è capovolto).

Wasserzeichen

  • Nei fogli di guardia antichi anteriori e posteriori si osservano le seguenti filigrane:
  • f. II, I’/IV’V: scudo, id. MT 514 (1327–1328).
  • f. II’III’: nodo, id. MT 6487 (1327).

Format

270 × 212 mm

Folienzahl

ff. 〈I〉 II, 294 (+ 271bis), IV’ 〈II〉

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto.

Lagen

10 × 8 (80), 1 × 6 (86), 26 × 8 (293), 1 × 1 (294), 1 × 4 (IV’V).

Lagensignierung

Il codice presentava originariamente le segnature dei fascicoli apposte nel margine inferiore esterno di ogni primo recto. Oggi non ne rimangono che sporadiche tracce nei ff. 65 (θ´), 111 (ι[ε´]), 159 (κα´), 167 (κ[β´]), 199 (κς´), 207 (κ[ζ´]), 223 (κ[θ´]), 231 (λ´), 239 (λα´), 247 (λ[β´]).

Anzahl der Linien

20 ll.

Liniierung

Spazio scritto 187 × 128 (f. 169); rigatura a secco tipo 20D1 Leroy-Sautel. Nei margini di quasi ogni foglio sono visibili i fori per la rigatura (un’unica serie continua).

Kopist

A. ff. 1295V, l. 5: mano arcaizzante, ben leggibile, talora caratterizzata da abbreviazioni ambigue, che forse riproducono quelle del modello. Inchiostro di colore nero scuro.

B. f. 295V, l. 6–fine: mano del sec. XIV, in inchiostro brunito scuro; erroneamente identificata con Bessarione da Mioni (per la correzione cfr. già Berger, Textgeschichte Hist. An., p. 79 n. 322).

Illumination

Nessuna decorazione.

Ergänzungen zum Textbestand

a. Radi interventi (correzioni) di mano coeva a quella del copista principale (cfr. ff. 53V, mg. est.; 65V, mg. inf.; 70V, mg. est. = Berger, Textgeschichte Hist. An. Abb. 3a).

b. Numerosi marginalia di una mano verisimilmente del sec. XIV (da F. Berger identificata con 〈Bessarione〉 (questo annotatore è presente pressoché in ogni foglio del codice fino a metà circa del manoscritto: specimina apud Berger, Textgeschichte Hist. An. Abb. 3a e 3c: „Exzerpte Bessarions, erste Phase“).

c. Frequenti annotazioni di una mano differente, forse più tarda, certo comparabile, ma, a nostro avviso, non identica a quella di Bessarione, sono presenti in molti fogli del codice (p. es., nei ff. 81, 82V, 98RV, 105V, 107, 113V, 116, 119121, 122127V, 130RV, 134RV, 163187V, etc.: cfr. Berger, Textgeschichte Hist. An. Abb. 3d „Exzerpte Bessarions, zweite Phase“). Si tratta di note di lettura, ricavate dal testo corrispondente, e messe in evidenza dal comune segno di richiamo trasversale concluso da un cerchio.

d. A 〈Bessarione〉 si possono attribuire correzioni interlineari e marginalia sparsi in tutto il codice, distinguibili spesso facilmente da quelli dei precedenti annotatori (cfr. p. es. 31V (?), 40V, 51V, 85V, 87, 97, 111V, 87, 136, 147, 196197, 213, 216V,250RV, 252RV, 257, 258V259, 260, 261, 263, 264, 265V266V, 271, 281).

Il manoscritto fu corretto minuziosamente inter lineas e nei margini da più mani (almeno tre). I rapporti fra le correzioni e gli apografi del Marc. 208 permettono forse di stabilirne una cronologia relativa (cfr. Balme, Hist. An., p. 15). L’individuazione dei possibili modelli per la diortosi rimane oggetto di discussione in bibiografia. I titoli, mancanti ovunque, furono reintegrati da una mano seriore (eccezioni sono il titolo del primo libro, di una mano più antica, e del secondo, indicato a margine dall’annotatore b), alla quale si possono ascrivere anche modesti interventi nel testo. L’aspetto di queste integrazioni ricorda scritture di copisti occidentali (rigide, abbastanza angolose, prossime al modello crisolorino), ma potrebbe essere dovuto all’influenza arcaizzante della mano principale.

Einband

Legatura marciana (sec. XVIII) in cuoio marrone con nei piatti impresso il leone di S. Marco.

Erhaltungszustand

Il codice è in ottimo stato di conservazione.

Geschichte

Datierung

Sec. XIII 3/4

Provenienz

Il codice pervenne in Marciana a sèguito del munus bessarioneo del 1468 (nr. 371). Nel f. IIv, mg. superiore, rimane il consueto ex libri: „τόπος [ξ]η´ [corr. da un numero precedente] νη´ τ[όπος ν]θ´ | ἀριστοτέλους περὶ ζώων ἱστορία. κτῆμα βησσαρίωνος καρδηνάλεως τοῦ τῶν τούσκλων. | Locus 68 [corr. da 59] 58 | Aristotelis de historia animalium. liber b. Car.L Tusculanj“. Supra lineam, fra la nota in greco e quella in latino, è il numerale 159. La collocazione 58 è ripetuta nella parte inferiore dello stesso foglio, mentre nel margine superiore di legge la sigla „B.C.“ (una trascrizione troppo semplicistica delle note bessarionee in Berger, Textgeschichte Hist. An., p. 79 n. 325).

Prima di appartenere a Bessarione (che vi fece trascrivere i primi 9 libri di Hist. An. nel Marc. gr. 212, probabilmente già nel secondo o terzo decennio del secolo), il codice fu fra le mani di almeno un precedente possessore noto: nel f. IIr, sotto una breve dichiarazioni circa l’assenza di impedimenti all’unione in matrimonio di due individui, di nome, rispettivamente, Giovanni e Anna, (γεόργιως. | + ὑπισχνοῦμαι ὅτι οὐκ ἔστι κώλυμά τι ἐπὶ τῶ γαμικῶ τούτω συναλλάγματι τοῦ ἰω(άνν)ου καὶ τῆς ἄννης ἄμφω εἰς βον) è collocata infatti la sottoscrizione sgrammaticata di un certo Manuele Disypatos sacerdote (non identificabile con alcuno dei personaggi omonimi registrati in PLP nr. 5540–5544. Mioni, Vita, p. 52, pensava di poterlo identificare con il nr. 5540, inviato imperiale presente al Concilio, ma il bassissimo livello di alfabetizzazione denunziato dalla breve nota preclude questa possibilità): + μανουηλ ειερευς ὤ δίσηπατος υπεγραψα + | αρηστοτέλης. Della stessa mano sembra anche la nota nel f. IIv, appena sopra quella di Bessarione: ἀρχὴ τοῦ ἀρηστοτλελλου καὶ μαθηματη πρῶτον της δίσης ὄδικηι (?). Nella guardia posteriore I’v è collocato il disegno, in inchiostro rosaceo, di un pellicano, con la rubrica Κύριε εἰ καὶ κρητηρίω | εω. Sulla attestazione di Manule cfr. anche Berger, Textgeschichte Hist. An., p. 79 con n. 324.

Sotto la dominazione napoleonica, il Marc. 208, insieme a molti altri cimeli marciani, passò per breve tempo alla Nazionale di Parigi (timbri rossi nel f. 1 e 294V), dove fu esaminato da Camus (cfr. infra Bibliographie).

Bibliographie

Kat.

  • E. Mioni, Manoscritti e stampe venete dell’aristotelismo e averroismo, Venezia 1958, p. 18 nr. 26.
  • E. Mioni, Aristotelis codices Graeci qui in bibliothecis Venetis adservantur, Patavii 1958, p. 123–124.
  • Wartelle, Inventaire, nr. 2109.
  • Mioni, Thes. Ant., I, p. 322.

Kod.

  • E. Mioni, Bessarione scriba e alcuni suoi collaboratori, Miscellanea marciana di studi bessarionei, Padova 1976, p. 263–318: 285 (attribuzione a Bessarione di „Scolii e un passo di Galeno al f. 249v“).
  • G. Prato, Scritture librarie arcaizzanti della prima età dei paleologi e loro modelli, Scrittura e civiltà 3, 1979, p. 151–193 [rist. in Id., Studi di paleografia greca, Spoleto 1996, p. 73–114: 108–109 (della ristampa; „mano piuttosto rozza, impacciata quasi [...] rivela chiaramente, soprattutto nel disegno e nel tratteggio delle singole lettere, la sua appartenenza alla fine del secolo XIII“).
  • E. Mioni, Vita del Cardinale Bessarione, Miscellanea Marciana 6, 1991, p. 11–219: p. 52 (id. del Manuele Disypatos con l’ambasciatore di Giovanni VIII = PLP 5540).
  • G. De Gregorio, G. Prato, Scrittura arcaizzante in codici profani e sacri della prima età paleologa, Römische historische Mitteilungen,45, 2003, p. 59–101: 61 n. 4.

Text.

    Bekker Aa

    • A. Camus, Notice d’un Manuscrit Grec de la Bibliothèque de Venise, où il étoit sous le Nr. 208: maintenant de la Bibliothèque Nationale, Notices et extraits des Manuscrits an VII, tome V, 1799, p. 433–464 (descrizione e collazione parziale; tentativo di analisi paleografica).
    • L. Dittmeyer, Untersuchungen über einige Handschriften und lateinische Übersetzungen der Aristotelischen Tiergeschichte, Program des K. Neuen Gymnasiums zu Würzburg für das Studienjahr 1901/1902, Würzburg 1902, p. 35–37 (descrizione sommaria; correzione di errori di collazione di Bekker).
    • L. Dittmeyer, Aristotelis de animalibus historia, Lipsiae 1907, p. X–XII („hunc codicem XII. demum saeculo exaratum esse Morellius, bibliothecae Marciane cusctos, in epistola ad Camum a. 1791 scripta affirmat. Postquam ipse a. 1902 totum codicem excussi, Morellio assentior et a Constantino Horna, collega amico Vindobonensi, palaeographiae peritissimo, edoctus codicem saeculum XII. excedere nego. Materia ipsa codicis, charta scilicet, potius in saeculum XIII. deducimur“. Il codice sarebbe modello del Laur. 87, 27, del Marc. gr. 200; Marc. gr. 207 e Marc. gr. 212).
    • Mioni, Aristotelis codices, p. 54–55 (ripete in larga misura le conclusioni di Dittmeyer).
    • P. Louis, Aristote, Histoire des animaux, I, Paris 1964, p. XLIX–L: „Le Marcianus 208 date très certainement du XIIIe siècle. C’est, en fait, notre témoin le plus ancien. [...] Ce manuscrit est très voisin du Laurentianus 87,4. De nombreuses variantes sont communes. [...] L’un et l’autresemblent avoir été copiés sur leême manuscrit, mais le copiste du Marcianus 208 était plus négligent. [...] Sur ce manuscrit ont été copiés aus XVe siècle non seulement le Laurentianus 87, 27, qui n’a lui aussi que 9 livres, mais encore le Marcianus 212, le Marcianus 200 (Q) et le Marcianus 207, qui ont dix livres“).
    • D. Harlfinger, Textgeschichte Lin., p. 174, 189 (il Marc. gr. 208 post correctionem sarebbe il modello del Marc. gr. 212).
    • J. Monfasani, George of Trebizond. A Biography and a Study of his Rhetoric and Logic, Leiden 1976, p. 77 (Dittmeyer ha provato che la versione di Trapezunzio fu condotta sul testo del Marc. 208).
    • J. Monfasani, Collectanea Trapezuntiana. Texts, Documents and Bibliographies of George of Trebizond, Binghamton-New York 1984, p. 706–707 (cfr. precedente).
    • D.M. Balme, Aristotle Historia Animalium Book Ten, J. Wiesner (Hg.), Aristoteles Werk und Wirkung, I, Aristoteles und seine Schule, Berlin-New York 1985, p. 191–206: 192 n. 2, 199 n. 16, 200–202, 204.
    • G. Cavallo, Caratteri materiali del manoscritto e storia della tradizione, A. Ferrari (Hg.), Filologia classica e filologia romanza: esperienze ecdotiche a confronto. Atti del Convegno, Roma 25-27 maggio 1995, Spoleto 1999, p. 389–397 [rist. in G. Cavallo, Dalla parte del libro. Storie di trasmissione dei classici, Urbino 2002, p. 15–23]: (p. 19 della ristampa. Riflessioni sul rapporto „materiale“ fra il Marc. 208 e il testo di Hist. An. nel Marc. 212).
    • M. Sicherl, Griechische Erstausgaben des Aldus Manutius. Druckvorlagen, Stellenwert, kultureller Hintergrund, Paderborn u.a. 1997, p. 39, 41–44, 48, 101–102, 110, 113 (osservazioni sul testo di Hist. An. e i rapporti fra la tradizione manoscritta e l’editio princeps. Il Par. suppl. gr. 212, autentica Druckvorlage conservata, dipende dalla famiglia del Marc. 208 e, a giudizio di Sicherl, direttamente dallo stesso Marciano).
    • M. Rashed, Die Überlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift 'De generatione et corruptione', Wiesbaden 2001 (Serta Graeca, 12), p. 76 (riprende Monfasani).
    • D. Balme, Aristotle, Historia animalium, I, Cambridge 2002, p. 14–17 (famiglia α; gemello del Laur. 87, 4; si riprendono e sviluppano i rapporti di dipendenza già stabiliti per il Marc. 212 e si precisa che il Marc. 200 non è apografo diretto del 208 ma del 212. Il Marc. 207 è copia del 208 e così pure sarebbe il caso del Laur. 87, 27. Il Marc. 208 sembra essere stato corretto sul Par. gr. 1921. La fonte unica della versione di Trapezunzio non è il Marc. 208 ma il 212, più tardo apografo del 208).
    • F. Berger, Die Textgeschichte der Historia Animalium des Aristoteles, Wiesbaden 2005 (Serta Graeca, 21), p. 1, 52, 65, 67–68, 71, 78–82, 84, 85, 100–103, 126, 144, 176, 199, 201, 203–226 (descr. sintetica, definizione dei rapporti stemmatici con gli apografi, collazione parziale: „Die Marc. 200, 208, 212, der Laur. 87,27, der Paris suppl. 212 und die in den Paris. 2041 und 2042 erhaltenen Exzerpte Bessarions gehören zur Familie des Marc. 208“. Una delle fonti delle correzioni potrebbe essere il Vat. gr. 506, appartenuto a Chortasmenos. La fonte della traduzione di Trapezunzio è il Marc. 212, che presenta marginalia del dotto. Alcune delle conclusioni tratte alle p. 96–105 devono essere rettificate alla luce della corretta distinzione delle mani degli annotatori del Marc. 208. I lemmi trascritti alle p. 101–102 sono tutti della mano che qui abbiamo indicato come b).
    • P. Degni, I manoscritti dello ‘Scriptorium’ di Gioannicio, Segno e Testo 6, 2008, p. 179–248: 193 (apparentato al Laur. 87, 24 che con esso „condivide la caratteristica di presentare il testo del l. II diviso in due parti e di posporre, analogamente ad altri testimoni, il libro VII al IX, secondo un ordinalmento che risalirebbe agli antichi editori, dal momento che liste delle opere aristoteliche realizzate nell’antichità già ne parlano“).
    • D. Baldi, Ioannikios e il ‘Corpus Aristotelicum’, Revue d'histoire des textes, n.s., 6, 2011, p. 15–26: 22 (riprende quasi verbatim, aggiungendo qualche imprecisione sulla tradizione di Hist. An., le osservazioni di P. Degni).
    • C. Brockmann, V. Lorusso, Zu Bessarions philologisch-hermeneutischer Arbeit in seinen De caelo-Manuskripten, Handschriften- und Textforschung heute. Zur Überlieferung der griechischen Literatur. Festschrift für Dieter Harlfinger aus Anlass seines 70. Geburtstages, Wiesbaden 2014 (Serta Graeca, 309, p. 85–111: 92 (relazione col Marc. 212).
    • D. Marcotte, A. Cohen-Skalli, Poggio Bracciolini, la traduction de Diodore et ses sources manuscrites, Medioevo greco, 15, 2015, p. 63–107: 92 n. 131 (ripredono Dittmeyer quanto alla dipendenza della versione di Trapezunzio dal Marc. 208; come nel caso della traduzione di Prob., condotta sul Marc. 216, Bessarione prestò al traduttore copie recenti e non i manoscritti più antichi (posto che nel caso di Prob. non è chiaro in quale misura Bessarione avesse accesso al suo modello: il Marc. IV 58)).
    • N. Zorzi, Per la tradizione manoscritta dell’inedito commento all’Etica Nicomachea di Giorgio Pachimere: I. Il Marc. gr. 212 di Bessarione e i suoi apografi. II. Ermolao Barbaro e il commento di Pachimere (con una proekdosis del cap. 18), Νέα Ῥώμη 12, 2016, p. 245–304: 255 n. 34.

Faks.

  • Berger, Textgeschichte Hist. An., Taff. 3a-d

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, ottobre 2018