Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 209

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 209 (coll. 1023)
Datierung:

Sec. XIV 1/4.

Beschreibstoff: Cart. orientale
Format: 260 × 150 mm
Folienzahl: ff. 〈II〉, 140, 〈II’〉

Inhalt

  • (ff. 162V) An. (tit. ἀριστοτέλους περὶ ψυχῆς λόγος πρῶτος). Libr. I (ff. 118V); II (ff. 18V42V); III (ff. 42V62V).
  • (ff. 6573V) Mot. An. (tit. ἀριστοτέλους περὶ τῆς τῶν ζώων κινήσεως).
  • (ff. 7492V) Sens. (tit. ἀριστοτέλους περὶ αἰσθήσεως καὶ αἰσθητῶν).
  • (ff. 92V98) Mem. (tit. ἀριστοτέλους περὶ μνήμης καὶ τοῦ μνημονεύειν).
  • (ff. 98105) Somn. Vig. (tit. ἀριστοτέλους περὶ ὕπνου καὶ ἐγρηγόρσεως, καὶ τῆς καθ’ ὕπνου μαντικῆς).
  • (ff. 105111V) 〈Insomn.〉 (non separato dal precedente; una nota a matita di Mioni indica l’inizio del trattato).
  • (ff. 111V114) 〈Div. Somn.〉 (non separato in alcun modo dal precedente, inizia all’ottava linea di testo).
  • (ff. 119130) Plotino, Enn. IV.7 (tit. [πλ]ωτίνου περὶ ἀθανασίας ψυχῆς). Ed. Henry–Schwizer, II, p. 176–223.
  • (ff. 130137) Plotino, Enn. I.1 (tit. πλωτ(ί)ν(ου), περὶ τοῦ τί τὸ ζῶον καὶ τίς ὁ ἄνθρωπος). Ed. Henry–Schwizer, I, p. 48–61.
  • (ff. 137140V) Plotino, Enn. IV.2 (tit. πλωτ(ί)ν(ου) περὶ οὐσίας ψυχῆς). Ed. Henry–Schwizer, II, p. 3–9.
  • Leer

    ff. 6364V, 115118V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. orientale

Anmerkungen zum Beschreibstoff

Carta orientale („nach dem Format handelt es sich um die erste Bombyzin-Gruppe bei Irigoin“ Harlfinger), di colore grigiastro, dalla pasta irregolare e porosa. Vergeures piuttosto strette (17 in 20 mm), che scorrono orizzontalmente rispetto al senso di scrittura).

Format

260 × 150 mm

Folienzahl

ff. 〈II〉, 140, 〈II’〉

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto

Lagen

1 × 8–1 (7, manca il primo foglio, probabilmente un’antica guardia), 13 × 8 (111), 1 × 8–1 (118, manca l’ultimo foglio, senza lacune testuali), 2 × 8 (134), 1 × 2 (136), 1 × 4 (140).

Lagensignierung

Le segnature dei fascicoli, originariamente apposte nel primo foglio recto (margine inferiore esterno) di ogni fascicolo, sono oggi conservate solo da ι´ (72) sino a ιε´ (112). Non è chiaro se la sezione plotinana fosse originariamente autonoma rispetto a quella aristotelica e se fosse provvista di segnature dei fascicoli.

Anzahl der Linien

ll. 24–25.

Liniierung

ff. 162V: spazio scritto 162 × 102 (f. 40); rigatura assente/non visibile.

ff. 65140V: spazio scritto 164 × 110 (f. 98); rigatura assente/non visibile.

Kopist

Il codice fu copiato da una sola mano, in inchiostro brunito, identificabile con quella di uno dei collaboratori delle cerchie di Niceforo Choumnos (id. di D. Harlfinger); sul copista cfr. Harlfinger 1971, p. 109–111; Παπατριανταφύλλου-Θεοδωρίδη 1984, p. 215–227; Riehle 2012, p. 7 (con precedente bibliografia); Kotzabassi, 2014, p. 231–238: 235 e n. 25.

Illumination

Titoli, capilettera e sottoscrizioni rubricati; cornicette decorative, sempre rubricate, in coincidenza con le partizioni testuali maggiori.

Ergänzungen zum Textbestand

Il codice, oltre a una serie di scolî di mano del copista principale, presenta sporadiche annotazioni di una mano quattrocentesca, identificabile con quella di Bessarione (attr. di Henry, p. 153; cfr. ff. 2V; 3V mg. sup.; 18V; 21V; 23V; 26, etc.).

Il codice subì un danno materiale evidente che condusse all’asportazione di un rettangolo in corrispondenza dell’angolo superiore interno dello specchio scritto di quasi ogni foglio (dal f. 1 al f. 114, con l’eccezione dei ff. 63, bianco, e 66, gravemente corroso). La ragione del danneggiamento non è immediatamente perspicua, ma sicuramente esso è legato all’infiltrazione di acqua nel codice: si osserva, infatti, un alone che si estende in tutta la metà superiore e interna del corpo del manoscritto, e che portò alla corrosione di parte di ogni foglio (i limiti del danno sono per giunta segnati da efflorescenze di muffa di colore violaceo/marrone) e dei primi righi di scrittura (i danni si riducono man mano procedendo all’interno del codice, fino quasi a scomparire negli ultimi fogli).

È del tutto improbabile che si tratti del foro di una catena, come ipotizzato da Henry, p. 153 („à une date inconnue on a voulu, semble-t-il, introduire une chaîne à même le corps du manuscrit. C’est qui expliquerait la mutilation qu’on lui a fait subir. Devant les dégâts, on n’a pas persévéré et le “trou” n’a pas été foré de part en part“), giacché il foro non è regolarmente distribuito e si trova localizzato in prossimità di un danno precedente. È più verisimile che la carta, marcita o troppo danneggiata per supportare una riscrittura, sia stata rimossa nel tentativo di non estendere oltre le conseguenze del danno.

Un accurato restauro quattrocentesco portò alla reintegrazione di tutte le lacune con frammenti di carta moderna (oggi in parte sostituiti con frammenti di restauro), ricoperti in molti casi (sistematicamente nei ff. 146) col testo mancante dalla mano di Bessarione (dub. Harlfinger), che tuttavia imita il modulo, e in qualche caso anche il tratteggio, del copista principale.

Einband

Legatura marciana (sec. XVIII) in cuoio marrone con nei piatti impresso il leone di S. Marco (dorso e capitello sono stati restaurati)

Erhaltungszustand

Il codice fu restaurato nel corso del XX (anni Ottanta) secolo da Gabriele Mazzucco (etichetta nel contropiatto posteriore) e si presenta oggi in ottime condizioni di conservazione (unica eccezione è il danno antico di cui sopra, oggi rimesso in sicurezza).

Geschichte

Datierung

Sec. XIV 1/4.

Provenienz

Il codice appartenne a Bessarione, che lo annotò e integrò (ex libris nel mg. inferiore del f. 1r, in gran parte illeggibile: „ἐν τόπῳ [...] aristotelis [supra lineam] de anima, et de motu animalium | [...] ἀριστοτέλους περὶ ψυχῆς. | 59“. Nel mg. inferiore esterno „b. car.“. Nel margine inferiore del foglio si affollano vecchie collocazioni, in gran parte in rasura: ξζ´ corr. in ξη; 67 corr. in 68; νθ´ 59, si corregge qui a tratti la lettura di Henry, p. 151–152). Secondo Henry, il gran numero di collocazioni (da lui in parte fraintese: sono tre non quattro), lascia intendere che il manoscritto sia „un des premiers qu’acquit le Cardinal“. Ma se il precedente possessore era a Roma (cfr. subito infra), tale ipotesi è da scartare, giacché l’acquisto del manoscritto dovrà situarsi necessariamente in Occidente. Il codice fu donato da Bessarione alla Serenissima con il munus del 1468 (nr. 362).

Nel margine inferiore del f. 140v si trova una nota, in alfabeto greco ma in lingua latina: βεντζεσλάους ντενποέμϊ, ῥέκτορ σάντϊ τζεσάρϊϊ μάρτϋρϊς. ἴντερ πόντεμ | ῥούπτουν καὶ πόντεν ἰουδαιόρ(ων). Interpretato da Mioni come: „Venceslaus de Bohemia rector sancti Cesarii martyris, intem pontem ruptum et pontem iudaeorum“. (il segmento ντενποέμϊ lasciò perplesso Henry, che trascrive ντενπρεμϊ, cioè Debremi/De Bremi o, in alternativa, e sulla scorta di un’indicazione di Schwyzer, propone di leggere ντεμποραρ.. „temporarius“. Ma l’ultima lezione è certamente erronea). La mano che vergò questa nota fu identificata con quella di Bessarione già da Henry, p. 152 e 153 e quindi da Mioni, Aristotelis codices, p. 125.

Non è chiaro chi fosse questo personaggio, che forse prima di Bessarione possedette il codice (ma la relazione fra il manoscritto e la nota, che sembra appunto bessarionea, rimane solo ipotetica). I toponimi menzionati (pons iudaeorum e ponte rotto) rimandano certamente a Roma, e San Cesario martire è probabilmente da identificare con l’Ecclesia S. Caesarii de Arenula („prope Tyberim“: cfr. C. Hülsen, Le chiese di Roma nel medioevo, Firenze 1927, p. 230–231 e la bibliografia addotta da Henry, p. 154 n. 1).

Bibliographie

Kat.

  • E. Mioni, Manoscritti e stampe venete dell’aristotelismo e averroismo, Venezia 1958, p. 13–14 nr. 17.
  • E. Mioni, Aristotelis codices Graeci qui in bibliothecis Venetis adservantur, Patavii 1958, p. 124–125.
  • Wartelle, Inventaire, nr. 2110.
  • Mioni, Thes. Ant. I, p. 322–323.
  • Mioni, Indices, p. 21.

Kod.

  • H. Müller, Zur Handschriftlichen Überlieferung der Enneaden des Plotinos, Hermes 14, 1879, p. 93–118: 95 (datazione al sec. XII, confusione fra Marc. 209 e Marc. 242).
  • P. Henry, Études Plotiniennes, II, Les manuscrits des Ennéades, Bruxelles 1948, p. 151–154 (datazione al sec. XII, sulla scorta della bibliografia precedente e di un esame autoptico che „n’a pu que confirmer cette estimation“).
  • Harlfinger, Textgeschichte Lin., p. 109–111 (sul copista).
  • N. Παπατριανταφύλλου-Θεοδωρίδη, Η χειρόγραφη παράδοση των έργων του Νικηφόρου Χούμνου (1250/55-1327), Θησσαλονίκη 1984, p. 215–227.
  • A. Riehle, Epistolography as biography: Remarks on the Letter-Collections of Nikephoros Choumnos, Parekbolai 2, 2012, p. 1–22: 7.
  • S. Kotzabassi, Zu Überlieferung von Briefcorpora in der Palaiologenzeit, Handschriften- und Textforschung heute. Zur Überlieferung der griechischen Literatur. Festschrift für Dieter Harlfinger aus Anlass seines 70. Geburtstages, Wiesbaden 2014 (Serta Graeca 30), p. 231–238: 235 e n. 25.

Text.

  • M. De Corte, Études sur les manuscrits du traité De l’âme d’Aristote, Revue de Philologie 59, 1933, p. 141–160: 152–156 (il codice è gemello di del Laur. 81,1).
  • R. Mugnier, Aristote, Petits traités d’histoire naturelle, Paris 1953, p. 13 (seconda famiglia).
  • R. Mugnier, Les manuscrits des Parva Naturalia, Mélanges Desrousseaux, Paris 1937, p. 327–334 (appartenente alla famiglia dei codici LSU).
  • Mioni, Aristotelis codices, p. 41–52 (siglum Em; Per An. si riprendono le conclusioni di De Corte. Per i Parva naturalia: „De origine codicum QfEm iudicare facile est, quia cum LSU coniunctis vel saltem cum uno ex eis cohaerent; sed Bessarion omnes, praeter Em, perlegit, et tantum emendavit ut, quae primae librarii manui aut quae viri docti coniecturis vel collationibus tribuendae sunt, non semper discerni possint. Eis praestantior videtur cod. Em, nisi tres lineae superiores in foliis tenebratis et laciniis chartaceis obrutis fere ubique evanidae essent“).
  • P. Siwek, Les manuscrits des Parva naturalia d’Aristote, Roma-Parigi-Tournai-New-York 1961, p. 57, 63–65 (famiglia γ, siglum Od, molto vicino al codice S [Laur. 81,1]: „vu l’âge du manuscrit Od rien ne s’oppose à ce qu’il fût copié sur le manuscrit S, quisqu’il est notablement porstérieur. Toutefois il possède quelques leçon dont on ne trouve aucune trace dans S. [...] [C]omme malgré tout, ces deux manuscrits se ressemblent au point de constituer une même famille, il faut supposer qu’ils ont été copiés sur deux manuscrits apparentés).
  • P. Siwek, Le „De anima“ d’Aristote dans les manuscrits grecs, Città del Vaticano 1965 (Studi e testi, 241), p. 12, 15, 106–107, 110–111, 184 (famiglia π, siglum Od. „Le manuscrit Od n’entre dans aucune branche particulière“).
  • P. Siwek, Aristotelis tractatus De anima, Graece et Latine, Roma 1965, p. 23.
  • A. Jannone, E. Barbotin, Aristote, De l’âme, Paris 1966, p. XXXII e n. 1 (testimone indipendente, siglum M).
  • D. Harlfinger, Textgeschichte Lin., p. 188 n. 5, 231 n. 1, 234 (valutazione del manoscritto alla luce della bibliografia).
  • M.C. Nussbaum, The Text of Aristotle’s De motu animalium, Harvard Studies in Classical Philology 8, 1976, p. 113–159: 123–124.
  • M.C. Nussbaum, Aristotle’s De motu animalium, Princeton 19852, p. 15–17 (siglum Od; famiglia B. Quanto ai rapporti con S si osserva che „although it is badly damaged, it seems to be superior to the much-used S, a better copy of a common source“).
  • D. Bloch, The Manuscripts of the De sensu and the De memoria. Preliminary Texts and Full Collations, Cahiers de l’Institut du Moyen-Âge grec et latin 75, 2004, p. 1–119 (siglum Od; passim nella collazione).
  • D. Bloch, Aristotle on Memory and Recollection, Leiden 2007 (Philosophia antiqua, 110) p. 5 (siglum Od; sec. XII–XIII).
  • D. Bloch, The Text of Aristotle’s De sensu and De memoria, Revue d’histoire des textes, n.s., 3, 2008, p. 1–58: 27–31 (siglum Od; gruppo ξ, il manoscritto è il miglior rappresentante del sottogruppo).
  • L. Koch, Τὸ τῆς λέξεως συνεχές. Michael von Ephesos und die Rezeption der Aristotelischen Schrift De motu animalium, Diss. Hamburg 2015, p. 117, 130, 133 (siglum Od, riproduzione di un diagramma nel mg. inf. del f. 65r).
  • P. Isépy, Zur mittelalterlichern Überlieferung von Aristoteles’ De motu animalium, Wiesbaden 2016 (Serta Graeca, 31), passim (siglum Od; vd. stemma a p. 235: apografo dell’iparchetipo η = b1 Nussbaum).
  • P. Isépy, C. Prapa, Der Codex Berolinensis Philippicus 1507: Nachfahre eines unabhängigen Zweiges der Aristoteles-Überlieferung? Eine kodikologisch-paläographische, stemmatische und textkritische Untersuchung am Beispiel von Aristoteles, Sens. und Mem., Revue d’histoire des textes, n.s, 13, 2018, p. 1–58: 10, 32–33 (siglum Od).
  • O. Primavesi, K. Corcilius, Aristoteles, De motu animalium/Über die Bewegung der Lebewesen, Hamburg 2018, p. XXVIII, XXXI (siglum Od; accoglie la datazione all’inizio del sec. XIV sulla base di un expertise di D. Harlfinger nella inedita dissertazione di A. Escobar).
  • Plotinus

    • P. Henry, Les états du texte de Plotin, Bruxelles 1938, p. 33.
    • E. Bréhier, Plotin, Ennéades, I, Paris 1924, p. XL (siglum D; con segnatura erroneamente indicata 409).
    • P. Henry, H.-R. Schwyzer, Plotini Opera, I, Paris-Bruxelles 1951, p. XXII (siglum D: „Codicem omnium nostrorum ueterrimum una manu scriptum nulli quattuor familiarum attribuendum esse constat. Codicem D igitur solum quintam familiam esse agnouimus. Sed tot mendis scatet, ut nulli usui in textu constituendo sit“).
    • H.-R. Schwyzer, s.v. Plotinos, RE 21.1 (40 Halbd.), 1951, coll. 471–592: 491.
    • M. Achard, L. Ferroni, J.-M. Narbonne, Plotin, Œuvres complètes, I.1, Paris 2012, p. CCLXVI (siglum D: si ripete la datazione al sec. XII di Henry, si afferma inoltre, a più riprese, che il Marciano sarebbe „le plus ancient manuscrit plotinien conservé“).

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, ottobre 2018 (le attribuzioni e i dettagli codicologici di D. Harlfinger sono ricavati da un’inedita descrizione prodotta in due riprese nel 1970; 1988 e 2010).