Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 210

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 210 (coll. 749)
Datierung:

Sec. XII/XIII

Beschreibstoff: Cart. (orientale)
Format: 265 × 175 mm
Folienzahl: ff. I, 207 (+55bis + 199bis), III’

Inhalt

  • (ff. 180V) Cael. (tit. ἀριστοτέλους περὶ οὐρανοῦ). Libr. I (ff. 127); II (ff. 27V57); III (ff. 5771); IV (ff. 7180V). Nei margini sono presenti scolî ricavati dal commento di 〈Simplicio〉.
  • (ff. 80V122V) Gener. Corr. (tit. ἀριστοτέλους περὶ γενέσεως καὶ φθορᾶς). Libr. I (ff. 80V107V); II (ff. 107V122V). Nei margini scolî ricavati dal commento di 〈Giovanni Filopono〉.
  • (ff. 123207) Mete. (tit. ἀριστοτέλους μετεωρολογικῶν πρῶτον). Libr. I (ff. 123159V); II (ff. 159V182V); III (ff. 182V193V); IV (ff. 193V207). Nei margini del testo (e particolarmente in quelli del primo libro fino al f. 145V) sono trascritti scolî ricavati dal commento di 〈Olimpiodoro〉 (a causa delle condizioni di conservazione essi sono in molti punti illeggibili).
  • (f. 207V) 〈Philo Alexandrinus〉, excerpta da varie opere (De somniis; De sacrificiis Abelis et Caini; De opificio mundi). Inc. ...] προέσθαι [οὔθ’] ὑποδέξασθαι σπορὰν (P. Wendland, Philonis Alexandrini Opera [...], III, Berolini 1898, p. 288, 15); des. ἀφεστῶτα τῆς ἀρχῆ[ς ... (L. Cohn, Philonis Alexandrini Opera [...], I, Berolini 1896, p. 49, 17). Seguono almeno due line di testo del tutto illeggibili. Il contenuto di questo foglio è sfuggito sinora ai catalogatori.
  • (f. I’r) Nella recto della prima guardia posteriore è incollato un frammento cartaceo del sec. XV/XVI recante una parte di preghiera, in parte illeggibile: inc. ...] τὴν ἐμὴν πενίαν, ἴσθι, des. οὐρανείους κρήνας καὶ θείων ἀγαθῶν πλήρεις [... (una nota a penna subito sotto specifica: „frammento trovato fra le carte al momento del restauro. 3 giugno 1965“).

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. (orientale)

Format

265 × 175 mm

Folienzahl

ff. I, 207 (+55bis + 199bis), III’

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto.

Lagen

L’assenza di segnature le condizioni di conservazione (al momento dell’esame il codice è completamente sfascicolato) rendono estremamente difficile l’esame della composizione dei fascicoli, sicuramente modificata rispetto all’assetto originario. 1 × 8–1 (7); 10 × 8 (86), 1 × 8–1 (93), 1 × 6–1 (98), 13 × 8 (201), 1 × 6 (207).

Lagensignierung

Nessuna segnatura dei fascicoli è conservata.

Anzahl der Linien

ll. 17–20.

Liniierung

Spazio scritto molto variabile in funzione dell’apparato di scolî che circonda in un’ampia catena il testo aristotelico; 120/150 × 95 (cfr. f. 80 e 155); nessuna rigatura visibile.

Kopist

La trascrizione dei ff. 2207V si deve a una sola mano, attribuita da Mioni alla seconda metà/fine del XIII secolo. La copia del Marciano, in realtà, risale sicuramente alla fine del sec. XII o ai primissimi anni del XIII (retrodatazione di Rashed, che però nell’edizione Belles-Lettres del trattato si corregge, e vorrebbe riportare la trascrizione del manoscritto al sec. XIII dicendo di aver commesso una semplice svista. Vd. in realtà Die Überlieferungsgeschichte, p. 63 n. 3: „U [...] wird in der Regel ohne weiteres in das 13. Jh. datiert. [...] Laut einer mündlichen Mitteilung von Prof. Dr. D. Harlfinger [...], sei diese Bombyzin-Handschrift eher um 1300, auf jeden Fall nach der Mitte des 12. Jhs., geschrieben worden“). Inchiostro bruno rossastro; bella scrittura informale, scabra di abbreviazioni e tratti cancellereschi, di ambito erudito („Scholarly hand“).

Illumination

Nessuna decorazione.

Ergänzungen zum Textbestand

a. Brevi note estemporanei in una grafia nello stile τῶν Ὁδηγῶν nei ff. 57V (margine esterno, marginale vergato in verticale); 158 (mg. sup.); 163V (margine esterno, transversa charta);

Il f. 1-v (in carta a vergeures abbastanza larghe, ma senza filigrane leggibili) fu reintegrato da un restauratore nel primo quarto del sec. XIV. A questa stessa mano si debbono anche gli accuratissimi restauri presenti su quasi ogni foglio del codice, spesso consistenti nel risarcimento della metà esterna (cfr. part. ff. 4449, 57, 58, 60, 61, 62r, 8083, 100, 114, etc.), operati aggiungendo frammenti di carta recenziore o ripassando il testo originale scolorito. Alexander Turyn ha identificato questa mano con un copista oggi noto come „scriba C“, attivo a Tessalonica nelle cerchie di Demetrio Triclinio.

Einband

Legatura moderna in cuoio nero, di restauro (attualmente separata dal manoscritto).

Erhaltungszustand

La carta di qualità mediocre è in più punti ossidata e danneggiata; i ff. 200207 sono dimidiati nel senso dell’altezza e conservano leggibili solo poche parole (essi sono stati rinforzati con integrazioni in carta giapponese semi-trasparente). Gli scolî sono spesso illeggibili o lacunosi. Dal 2014 il manoscritto è escluso dalla consultazione; esso si trova presso il laboratorio di restauro della Biblioteca ed è completamente sfascicolato.

Geschichte

Datierung

Sec. XII/XIII

Provenienz

Il codice appartenne al cardinal Bessarione (ex libris nel f. 1r, mg. inf.: „τόπος ξζ´ νθ´ τὰ περὶ οὐρανοῦ, `περὶ γενέσεως καῖ φθορᾶς´ [add. s.l.], καὶ μετέωρα: βησσαρίωνος καρδηνάλεως τοῦ τῶν τού[σκλων]. | De caelo et mundo, de generatione et corruptione et meteorologica. | b. Car.L Tusculani, Locus 67 59 | 68“). Il manoscritto fu donato alla Repubblica Veneta col munus del 1468 (nr. 366).

Bibliographie

Kat.

  • E. Mioni, Manoscritti e stampe venete dell’aristotelismo e averroismo, Venezia 1958, p. 12–12 nr. 14.
  • E. Mioni, Aristotelis codices Graeci qui in bibliothecis Venetis adservantur, Patavii 1958, p. 125–126.
  • Wartelle, Inventaire, nr. 2111.
  • Mioni, Thes. Ant., I, p. 323–324.
  • E. Mioni, Indices, p. 21.

Kod.

  • A. Turyn, Demetrius Triclinius and the Planudean Anthology, Ἐπετηρὶς Ἑταιρείας Βυζαντινῶν Σπουδῶν 39-40, 1972–1973 (= Λειμών. Τιμητικὴ προσφορὰ τῷ καθηγητῇ Νικολάῳ Β. Τωμδάκῃ γενικῷ γραμμετεῖ τῆς Ἑταιρείας καὶ διευθυντῇ τῆς Ἐπετηρίδος), p. 403–450: 446 (oltre a identificare la mano dello scriba C nei restauri del codice, Turyn accosta la scrittura della parte principale del manoscritto a quella dell’Ambr. C 222 inf., riferendolo – secondo quanto era allora comune opinione – alla fine del sec. XIII. Per un aggiornamento e una retrodatazione del ms. alla fine del sec. XII vd. C.M. Mazzucchi, Ambrosianus C 222 inf. (Graecus 886): il codice e il suo autore, prima parte, Aevum 77, 2003, p. 263–275).
  • I. Pérez Martín, El ‘estilo salonicense’: un modo de escribir en la Salónica del siglo XIV, I manoscritti greci tra riflessione e dibattito: Atti del 5 Colloquio internazionale di paleografia greca, Cremona, 4–10 ottobre 1998, Firenze 2000, p. 311–331: 316 n. 25.
  • D. Bianconi, Tessalonica nell’età dei Paleologi. Le pratiche intellettuali nel riflesso della cultura scritta, Paris 2005 (Dossiers Byzantins, 5), p. 137 e n. 63, 181, 253.

Text.

  • F.H. Fobes, Aristotelis Meteorologicorum Libri Quattuor, Cambridge (Mass.) 1919, p. XXXVIII (non collazionato né visto; sulla base di una collazione sul testo di Fobes, il ms. si deve collocare fra i codici del ramo risalente al Vindob. Phil. gr. 100).
  • Mioni, Aristotelis codices, p. 33–39 („Codex Fm, qui iniuria temporis corrosus in extrema parte legi nequi, a quodam exemplari artissime cum J (Vind. 100) coniuncto derivatus est“. Mioni si esprime per la dipendenza del Marc. 211 dal 210, anche per il corredo di scolî, ma tale circostanza è frutto di un’interpretazione errata dei dati. Il corpus di scolî del 211 è molto più ricco di quello del 210).
  • O. Longo, Manoscritti veneti del De coelo, Aristotelismo padovano e filosofia aristotelica. Atti del XII Congresso Internazionale di Filosofia, IX, Firenze 1960, p. 157–159.
  • O. Longo, Aristotele, De Caelo, Firenze 1962, p. LXI–LXII e passim („per UV (= Marc. 210 e Marc. 211) è da escludere una dipendenza diretta, o anche soltanto prossima, da un esemplare comune; tuttavia essi dimostrano una tendenza costante ad accordarsi con i medesimi gruppi, ed anche la concordanza in lezioni peculiari è frequente, specialmente nei primi due libri“).
  • P. Moraux, Aristote, Du ciel, Paris 1965, p. CLXXIX (manoscritto „mixte qui procède de Ha (Marc. 214) et de L (Vat. 253). De lui derive le Marcianus 211“).
  • M. Rashed, Die Überlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift De generatione et corruptione, Wiesbaden 2001, p. 30, 33–34, 43, 63–78, 88, 102, 137, 172–173, 205, 287 (codice indipendente della famiglia a, apografo dell’iparchetipo ε, retrodatazione al sec. XII non argomentata).
  • M. Rashed, Aristote, De la génération et la corruption, Paris 2005, p. CXCI, CCL (con n. 1, dove si corregge la datazione proposta nella dissertazione tedesca: „il faut corriger [...] mon lapsus [...] p. 30, «12. Jh.» en «13. Jh.»“).
  • C. Brockmann, V. Lorusso, Zu Bessarions philologisch-hermeneutischer Arbeit in seinen De caelo-Manuskripten, Handschriften- und Textforschung heute. Zur Überlieferung der griechischen Literatur. Festschrift für Dieter Harlfinger aus Anlass seines 70. Geburtstages, Wiesbaden, Ludwig Reichert, 2014, p. 85–111 (esame stemmatico sulla base della precedente bibliografia; si contesta l’ipotesi – del resto già smentita, con dimostrazione testuale, da Longo – della dipendenza diretta del Marc. 211 dal 210).
  • V. Lorusso, The Commentary on Aristotle’s Treatise On The Heavens in Marcianus gr. 211 and Bessarion’s autograph Parisinus gr. 2042, Parekbolai 4, 2014, p. 55–84: passim.

Faks.

  • Rashed, Die Überlieferungsgeschichte, Abb. 42.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, ottobre 2018