Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 224

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 224 (coll. 1024)
Datierung:

X ex. parte antica (2280); XV med. il restauro (ff. 1, 281290).

Beschreibstoff: Membr. ff. 1, 281290, cart. in quarto.
Format: 242 × 172 mm
Folienzahl: III, 291 (+ 254bis), III’

Inhalt

  • (1290V) 〈Simplicius, In Cat.〉. Proem. (ff. 114V); libr. I (ff. 14V25V); II (ff. 25V31V); III (ff. 31V37); IV (ff. 3746V); V (ff. 4776V); VI (ff. 76V100V); VII (100V137); VIII (137V201); IX (ff. 201255); X (ff. 255274V); XI (ff. 274V281); XII (ff. 281283V); XIII (ff. 283V289); XIV (ff. 289290V). Nel f. 281RV (linea 20) è ripetuto il contenuto del f. 280RV, toccato dall’umidità (esso termina mutilo a τὸν κατὰ τὴν [... = p. 420,9), il testo riprende e prosegue quindi regolarmente nella sezione restaurata. Ed. Kalbfleisch, CAG VIII, pp. 1–438.
  • Leer

    f. 291RV.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Membr. ff. 1, 281290, cart. in quarto.

Wasserzeichen

  • ff. 1, 281290: unicorno, identico a Briquet 9970 (Florence 1433, Ferrara 1475).

Format

242 × 172 mm

Folienzahl

III, 291 (+ 254bis), III’

Foliierung

Foliotazione di mano recenziore (XVII–XVIII sec.?), in inchiostro brunito nel margine superiore esterno di ogni recto. Un foglio dopo il 254 fu omesso per errore ed è ora numerato 254bis a matita.

Il f. 291, membranaceo, è bianco e fa parte a pieno titolo delle guardie posteriori (omesso da Mioni).

Lagen

I fascicoli si aprono col lato carne, secondo lo schema CPPC. 1 (i ff. I1 sono formano un bifoglio), 8 × 35 (2280), 1 × 10 (290). Il primo foglio singolo e l’ultimo quinione sono restauri quattrocenteschi.

Lagensignierung

I fascicoli antichi sono numerati in cifre arabe al centro del margine inferiore del primo foglio recto da una mano umanistica (Bessarione?), da 1 (2) a 273 (273). Una segnatura più antica (non rilevata da Mioni), in cifre greche, si scorge a stento nel margine superiore esterno del primo recto di alcuni fascicoli (abbastanza ben leggibile a 138, ιη´), secondo un uso tardo–antico documentato sino alla metà circa del sec. XI (cfr. B. Mondrain, Les signatures des cahiers dans les manuscrits grecs, in Recherches de codicologie comparée. La composition du codex au Moyen Âge, en Orient et en Occident, ed. P. Hoffmann, Paris, 1998, 21–48: 25); tale sistema è impiegato anche nei codici della ‘Collezione filosofica’.

Anzahl der Linien

Copista A: ff. 2280V: 32 ll. Copista B: ff. 1, 281290V: 31 ll.

Liniierung

La parte antica del codice (ff. 2280) è rigata a secco, secondo il tipo 20A1 Leroy–Sautel (il ms. è censito nel repertorio), scrittura appesa al rigo. La rigatura è impressa secondo il comunissimo sistema 1 (incisione primaria sul lato pelo, foglio per foglio). I fogli di restauro presentano visibili solo le doppie linee di giustificazione, appena percettibili a luce radente.

ff. 2280: (f. 140) 242 × 172, spazio scritto 184 × 126.

ff. 1, 281290: (f. 287) 242 × 172, spazio scritto 187 × 118.

Kopist

A. ff. 2280V: in questi fogli si riesce a discernere solo una mano, senza stacchi evidenti, in inchiostro brunito, ricca di forme maiuscole e corsiveggianti (inclusioni, legature ardite e ‘en as de pique’), che presenta tuttavia tratti arcaici, come gli spiriti angolati, mai legati agli accenti. Gli scolî marginali e i titoli che segnano le principali partizioni testuali sono tracciati in maiuscola distintiva. La scrittura è riconducibile più alla seconda metà/fine del sec. X che non all’XI, come indicato nel catalogo, ma è possibile che i tratti arcaici sopra rilevati risalgano al desiderio di imitare il più fedelmente possibile l’antico modello a disposizione (cfr. Irigoin, Survie, cit. infra). Nessuna decorazione.

B. ff. 1RV; 281290V: Anonymus 40 Harlfinger (2/4 del sec. XV); inchiostro bruno scuro; nessuna decorazione.

Ergänzungen zum Textbestand

La gran parte delle annotazioni marginali (spesso correzioni e varianti introdotte dal compendio γρ, per γράφεται o γραπτέον), delle rubriche e delle integrazioni sembra dovuta alla mano dello stesso copista principale, o a uno scriba coevo dalla grafia assai vicina a quella dello scriba del testo, che adotta sovente una minuscola di piccolo modulo (Kalbfleisch distingue tuttavia questi interventi attribuendoli, sia pure dubitativamente, a una seconda mano Ja). Si notano quindi evidenti interventi di almeno una seconda mano più corsiva, certamente seriore (XI–XII), in numerosi fogli (cfr. ad es. i ff. 2V, 3V, 27RV, 29V, 31V, 33V, 34V, 35V, 38, 64V, con i marginalia più consistenti).

Einband

Legatura marciana (XVIII sec.) in vitello color caramello, con impresso nei piatti il leone di S. Marco. Il dorso è leggermente danneggiato nella casella di testa.

Erhaltungszustand

Il corpo antico del codice è in pergamena di buona qualità, anche se oggi essa appare molto irregolare e stropicciata (un occhio vetroso evitato dal copista compare al centro del f. 270RV, lisières nel f. 259). Il manoscritto è complessivamente in ottimo stato di conservazione.

Geschichte

Datierung

X ex. parte antica (2280); XV med. il restauro (ff. 1, 281290).

Entstehung

Il codice marciano è un apografo diretto di un esemplare appartenente al gruppo noto come “collezione filosofica” (cfr. Irigoin, Survie et renouveau, p. 229, n. 76), oggi identificato col palinsesto Par. gr. 2575, scoperto da Cataldi Palau, Un nuovo codice della ‘collezione filosofica’ (la relazione fra il Marciano e le traduzioni di Moerbeke, messa in luce nei lavori di Minio–Paluello citati in bibliografia, trova ora una spiegazione: il traduttore fiammingo ebbe fra le mani il modello diretto di questo manoscritto: cfr. Acerbi – Vuillemin–Diem, Un nouveau manuscrit de la “Collection philosophique”). Sebbene dal punto di vista codicologico non vi siano particolari elementi che permettano di legare il Marc. 224 ai manoscritti attribuiti alla collezione (cfr. Acerbi – Vuillemin–Diem, Un nouveau manuscrit de la “Collection philosophique”, 229 n. 31, i quali osservano, a proposito della ricostruzione di Irigoin, che Même si l’auteur ne justifie pas son affirmation, celle–ci ne pouvait trop se fonder sur des données codicologiques, car le Marc. gr. 224 n’a ni le même nombre de lignes ni le même type de réglure que le Par. gr. 2575»), si può tuttavia facilmente osservare lo sforzo di imitare alcuni dettagli grafici del modello: spiriti e accenti angolati e mai legati, gli scolî in maiuscola, l’aspetto arcaizzante della scrittura in alcuni fogli; persino la segnatura dei fascicoli, apposta nel margine superiore del primo recto di ogni quaderno, potrebbe rispondere a un intento mimetico. Se la ricostruzione è esatta, si può tracciare finalmente la storia più antica di almeno un codice appartenente alla “collezione filosofica”, che diede luogo a una copia (il Marciano) sicuramente prodotta in Oriente fra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo.

Provenienz

Il codice fa parte del lascito bessarioneo (nel f. IIIv è la nota – che certamente non è però autografa, contrariamente a quanto affermato da Mioni – «Simplicii in decem praedicamenta Aristotelis expositio. Liber Bessarionis Cardinalis Tusculani»). Manca l’indicazione del locus ed esso non è registrato nel munus del 1468 (compare al nr. 514 nell’inventario del 1474; il restauro si può datare agli anni ’70 del XV secolo e deve dunque risalire all’ultima fase della vita di Bessarione). Nel f. 280V una bella mano quattrocentesca, identificabile senza dubbio con quella di Bessarione, annotò, in latino, «Simplicius. Expostio x p(r)edicam(en)ta aristotilis». La nota, collocata al limite della sezione antica, fu aggiunta sicuramente prima del restauro. Nel f. 491 si legge un ‘visto’ di Francesco da Lucca, datato, sembra, “1461”, che permette di unire questo codice a un gruppo di manoscritti recanti la medesima nota, parte dei quali appartenuti alla biblioteca di Palla Strozzi. Sul ‘visto’ e il suo significato cfr. G. De Gregorio, L’Erodoto di Palla Strozzi (cod. Vat. Urb. gr. 88), «BollClass», s. III, 23 (2002), pp. 31–130: 114–120, N. Zorzi, Un ‘visto’ di Francesco da Lucca nel Marc. gr. VII 5 (Tucidide) copiato da Palla Strozzi, «Studi medievali e umanistici» II (2004), pp. 337–341 e F. Vendruscolo, Ancora un ‘visto’ di Francesco da Lucca in un codice greco utinense, in C. Griggio e F. Vendruscolo (a cura di), „Suave mari magno …“: studi offerti dai colleghi udinesi a Ernesto Berti, Udine 2008, pp. 217–227.

Bibliographie

Kat.

  • Manoscritti e stampe venete dell’Aristotelismo e Averroismo, Venezia 1958, p. 22, nr. 38 (attr. errata del restauro a Bessarione).
  • Wartelle nr. 2125.
  • Mioni, Thes. Ant. I, pp. 337–338.

Kod.

  • J. Irigoin, Survie et renouveau de la littérature antique à Constantinople (IXe siècle), «Cahiers de civilisation médiévale» 5 (1962), pp. 287–302 [rist. in Id., La tradition des textes grecs. Pour une critique historique, Paris 2003, pp. 197–232: p. 229, n. 76]. «Il semble que le Marcianus gr. 224 [...] du Xe–XIe siècle, reproduise fidèlement un manuscrit du même groupe» (i.e. della collezione filosofica).
  • L.G. Westerink, Damascius, Traité des premiers principes, I, Paris 1986, p. LXXV (cita Irigoin e ritiene che il Marciano sia la copia di un perduto esemplare della ‘collezione filosofica’).
  • L. Perria, Scrittura e ornamentazione nei manoscritti della “collezione filosofica”, «Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici», n.s., 28 (1991) [ed. 1992], pp. 45–111: 55 (cita Westerink a proposito della dipendenza del Marciano da un perduto esemplare della ‘collezione filosofica’).

Text.

  • C. Kalbfleisch, CAG VIII (1907), pp. VI–VII e XI–XII (descrizione completa del codice, siglato J, che dipende dall’iparchetipo μ, il testo fu corretto dopo la copia confrontandolo nuovamente col modello da Ja; la mano Ja si distingue appena dalla mano dello scriba principale).
  • L. Minio Paluello, Aristoteles Latinus I, 1–5, Categoriae vel Praedicamenta, Leiden 1961, p. LXXVII: «de codicibus graecis commentarium Simplicii praebentibus [...] longe proximus cognatione codici a Guillelmo adhibito – quem appellamus σ – est J (quod tamen mutilus est inde a 418); hoc tamen dicimus de lemmatibus tantum loquentes, cum commentarium ipsum non investigaverimus. Sed in tribus lectionibus concordat cum A, in tribus cum codicibus Aristotelicis contra J et A, in una contra A».
  • A. Mansion, Les éditions des « Catégories » et de la « Politica imperfecta » dans l’Aristoteles Latinus. « Codices supplementa altera », «Revue Philosophique de Louvain» 60 (1962), pp. 513–541: 526. Il testo della traduzione dei lemmata dalle Categorie ad opera di Moerbeke è molto prossima al testo del codice J (Marc. gr. 224), riflessioni sull’edizione di Minio–Paluello per l’Aristoteles Latinus (vol. I, 1–5).
  • A. Cataldi Palau, Un nuovo codice della ‘collezione filosofica’. Il palinsesto Parisinus graecus 2575, «Scriptorium» 55 (2001), pp. 249–274 [rist. in Ead., Studies in Greek Manuscripts, Spoleto 2008, I, pp. 69–100: 87] (il palinsesto parigino, la scriptio inferior del quale rimanda al gruppo della collezione filosofica, potrebbe essere il perduto codice della collezione dal quale dipende il Marciano, manca ancora una prova filologica).
  • C. Luna, Le cinquième chapitre des Catégories d’Aristote d’après le témoignage des commentateurs néoplatoniciens, in E. Coda – C. Martini Bonadeo (éd.), De l’Antiquité tardive au Moyen Âge. Etudes de logique aristotélicienne et de philosophie grecque, syriaque, arabe et latine offertes à Henri Hugonnard–Roche, Paris 2014, p. 1–30: 13 «la préference que Kalbfleisch a parfois accordée aux corrections du ms. J (Venetus Marcianus gr. Z 224) par rapport à la leçon unanime des autres manuscrits, suscite quelque perplexité, car elles semblent être plutôt des interventions d’un lecteur».
  • F. Acerbi – G. Vuillemin–Diem, Un nouveau manuscrit de la “Collection philosophique” utilisé par Guillaume de Moerbeke: le Par. gr. 2575, «Przegląd Tomistyczny» 21 (2015), pp. 219–288: 227, 229 n. 31 (osservazioni sul Par. gr. 2575, modello del Marciano, e suo riflesso nell’apografo).

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, settembre 2017