Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 225

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 225 (coll. 307)
Datierung:

XIII ex.

Beschreibstoff: Carta orientale, senza filigrane, di colore giallastro, porosa e di qualità mediocre. Vergelle orizzontali, fini, irregolari; si osserva la traccia di un singolo filone al centro di molti fogli. Nessuna filigrana rilevabile.
Format: 185 × 125 mm
Folienzahl: IV, 468, II’

Inhalt

  • (ff. 131V) Ammonius, In quinque voces Porphyrii (tit. Ὑπόμνημα εἰς τὰς πέντε φωνὰς ἀπὸ φωνῆς ἀμμωνίου τοῦ μικροῦ τοῦ ἑρμείου); alla fine del trattato è collocato nuovamente il titolo Ἀμμωνίου φιλοσόφου τοῦ ἑρμείου ὑπόμνημα εἰς τὴν εἰσαγωγὴν πορφυρίου τοῦ φιλοσόφου. Ed. Busse, CAG IV.3, 1891, p. 1–128.
    (f. 31RV, l. 2) Scholium (cfr. Laur. Plut. 10, 26 con le osservazioni di Busse, cit., p. XII–XIII); inc. αἰ τῆς ψυχῆς δυνάμεις πέντε, des. καὶ ἁφή.
  • (ff. 31V33V) Eustratius Presbiterus, Scholia (tit. ὅρος καθολικώτερος φιλοσοφίας, πλάτωνος. [...] Σχόλια εὐστρατίου πρεσβυτέρου; cfr. Laur. 10, 26 f. 76v); inc. Τοῦτ᾽ ἔστιν· οὐκ ἔστιν ὂν λεγόμενον, ὃ μὴ ὑπάρχει, des. πέπονθε πεποίηκεν. Ed. K. Alpers, Die „Definition des Seins“ des Eustratios von Nikaia. Kritische Neuausgabe, D. Harlfinger (Hg.), Φιλοφρόνημα. Festschrift für Martin Sicherl zum 75. Geburtstag, Paderborn 1990, p. 156–158 (che però non conosce il Marciano). Segue una sezione in forma di questioni e soluzioni legata alla precedente: inc. Τὸ ὄν, ἀρχὴν πάντων λέγομεν. τοῦτο δὲ ἡ οὐσία ἐστίν, des. τετράπουν γενέσθαι καὶ οἷον χοῖρον.
  • (ff. 33V205) 〈Simplicius, In Cat.〉, senza titolo (spazio riservato nel f. 33v), des. mut. ποιεῖ καὶ προστιθεμένος [... (p. 430,25). Si osservano due lacune maggiori (fra i ff. 93V84, tra ἀλλὰ τὴν e μὴ ἔχοντα (manca il testo corrispondente a 136,25–137,30, messo in evidenza da uno spazio bianco) e nel f. 200V fra μὲν τὸ γένος e ἀλλ´ ὡς ἀποτυχία (415,7–417,29), la circostanza è messa in luce da una nota marginale λείπει φύλλον ἕν, di mano recenziore (XIV), anonima. Finestre testuali nel f. 205. Nel f. 205V è uno schema sulle virtù e i vizî. Ed. Kalbfleisch, CAG VIII, 1907, pp. 1–430,25.
  • (ff. 206213) Commentario anepigrafo e probabilmente acefalo a Anal. I, 5–6 (non identificato altrove); inc. Παρ' ἡμῖν πρότασις πρὸς τὸ παρ' ἐκείνοις διάστημα, des. τῶν ποδῶν καθειμένον ἔχουσι βριθὺν μέγαν τε στιβαρόν τε.
  • (ff. 214340V) Ioannes Philoponus, In Anal. Pr. (tit. Ἰωάννου φιλοπόνου ἀλεξανδρέως σχόλια εἰς τὰς μίξεις τοῦ ἀριστοτέλους ἀπὸ φωνῆς ἀμμωνίου τοῦ ἑρμείου). Ed. Wallies, CAG XIII.2, 1905, pp. 119–485.
  • (ff. 340V448V) Ioannes Philoponus, In Anal. Post. 1. (tit. Ἰωάννου ἀλεξανδρέως σχολικαὶ ἀποσημειώσεις ἐκ τῶν συνουσιῶν ἀμμωνίου τοῦ ἑρμείου μετὰ τινῶν ἰδίων ἐπιστάσεων εἰς τὸ πρῶτον τῶν ὑστέρων ἀναλυτικῶν ἀριστοτέλους). Ed. Wallies, CAG XIII.3, 1909, pp. 1–333.
  • (ff. 448V467V) Anon., In Anal. Post. 2. (tit. Ἀριστοτέλους ἀναλυτικῶν ὑστέρων δεύτερον). Ed. Wallies, CAG, XIII.3, 1909, pp. 547–603.
  • Leer

    ff. 213V, 468RV.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Carta orientale, senza filigrane, di colore giallastro, porosa e di qualità mediocre. Vergelle orizzontali, fini, irregolari; si osserva la traccia di un singolo filone al centro di molti fogli. Nessuna filigrana rilevabile.

Format

185 × 125 mm

Folienzahl

IV, 468, II’

Foliierung

Foliotazione settecentesca in inchiostro nel margine sup. esterno di ogni foglio. I ff. III e I’II’ sono parte della legatura; il f. IVV è un foglietto incollato con nel verso la nota di restituzione di Pietro Bembo (cfr. infra) e l’ex libris marciano (1722).

Lagen

1 × 6 (6), 1 × 5 (11), 1 × 10 (21), 4 × 8 (53), 1 × 11 (64), 17 × 8 (200), 1 × 5 (205), 32 × 8 (461), 1 × 6 (467), 1 (468).

Il f. 7 sembra incollato al fascicolo successivo; il f. 59 è aggiunto al fascicolo per mezzo di un tallone; alla fine del fasc. che comprende i ff. 201205 (corda fra i ff. 204 e 205) sono collocati tre talloni (fogli recisi senza danno testuale). Due fogli recisi dopo alla fine dell’ultimo quaternione (corda fra i ff. 465 e 466); il f. 468 è recenziore.

Lagensignierung

I fascicoli presentano una numerazione continua nel mg. inf. interno dell’ultimo verso da α´ (ripetuto sia a 6V che a 7V) a νθ´ (461V). Numerose correzioni e aggiustamenti sono appena percettibili in rasura.

Anzahl der Linien

34–35 ll.

Liniierung

(f. 171) 255 × 165, spazio scritto 185 × 135. Rigatura a secco del solo specchio, ordinariamente a stento percettibile. Sistema non individuabile.

Kopist

Una sola mano è responsabile della trascrizione dell’intero codice. Scrittura ordinata, ben leggibile, di modulo ridotto, un po’ rigida, riconducibile alle correnti grafiche più sobrie di fine XIII, inizio XIV (‘mano planudea’). La mano dello scriba cui si deve la trascrizione del Marciano parrebbe identica a quella dello scriba A del celeberrimo Laur. Plut. 85,1, cui si deve anche la trascrizione di parte del Par. gr. 1917 (su questo scriba vd. almeno M. Cacouros, Le Laur. 85,1 témoin de l’activité conjointe d’un groupe de copistes travaillant dans la seconde moitié du XIIIe siècle, in G. Prato, I manoscritti greci tra riflessione e dibattito. Atti del 5 Colloquio internazionale di paleografia greca, Cremona, 4–10 ottobre 1998, Firenze 2000, pp. 295–310, in part. pp. 297–298). I fascicoli sono spesso aperti nel mg. superiore con l’invocazione Χριστέ βοήθει μοι, ma non è mai fatto il nome dello scriba (cfr. 1). Nessuna decorazione.

a. A una mano diversa da quella del copista principale (XIV/XV) si deve lo schema nel f. 205V, in inchiostro nero, vergato su un foglio originariamente bianco.

b. Una seconda mano diversa da quella del copista (ma apparentemente coeva) ha vergato gli schemi che occupano il mg. inferiore del f. 271, il mg. superiore del f. 274V e il mg. superiore del f. 308.

c. A una mano diversa, ma sempre in inchiostro brunito, sembrano attribuibili le annotazioni nei margini inferiori dei ff. 260V261, 333V334, 354 (mg. inf.), 254V (mg. sup.), 375, 436. Mano di fine XIII inizio XIV con elementi Fettaugen.

d. Note in inchiostro nerissimo (XIII–XIV), attribuibili a una mano diversa dalle precedenti, ff. 396V399, 401, 407 (nota di collazione), 459V460.

e. In molti fogli si osservano annotazioni marginali di 〈Bessarione〉 (Mioni), che studiò attentamente l’intero manoscritto apponendovi segni di lettura, σημείωσαι e scolî (cfr. per es. ff. 36, 49, 50, 62, 63, 71, 78V, 249V, 255, 261V, 278, 279 [?], 287RV, 229V230, 310V, 314V, 316V, 327V, 365, 374V, 390, 451V452 [?],461V [?]; sempre a Bessarione sono attribuibili anche gli schemi a 236V e 238).

f. A Niccolò Leonico Tomeo (= Anonymus 5 Harlfinger), che ebbe in prestito il codice (cfr. infra), si deve una ghirlanda nel f. 122V e brevissime integrazioni nei margini dei ff. 261, 262, 266, 269.

g. Integrazioni e note di collazione attribuibili a 〈Zaccaria Calliergi〉 nei ff. 230 (nel testo) 307307V, 309 (l.8), 311 (introdotta dalla formula ἐν ἄλλῳ), 311V, 386V, 389V (nel testo).

Einband

Legatura marciana (XVIII sec.) in vitello color caramello con il leone di S. Marco impresso nei piatti. Dorso danneggiato.

Erhaltungszustand

Il codice è complessivamente in buono stato di conservazione ma in numerosi fogli la carta è danneggiata da tarli e umidità, senza danni consistenti per il testo.

Geschichte

Datierung

XIII ex.

Provenienz

Il manoscritto fa parte del lascito bessarioneo del 1468 (nr. 390); mancano ex libris e collocazione antica. Come avverte una nota nel f. IVvV, di mano di Pietro Bembo, il codice fu dato in prestito al dotto padovano Niccolò Leonico Tomeo che lo restituì solo 30 anni dopo, nel 1531, pochi giorni prima della sua morte (Ammonii et Simplicii et Philoponi super lo|gicam Aristotelis liber cardinalis Niceni redditus | mihi a Nicolao Leonico Patavii ante diem tertium | nonarum Martium MDXXXI, apud quem triginta | totos annos fuerat. Petrus Bembus); Per questo aspetto della vicenda cfr. Pontani, Postille, pp. 353–354, che non riconosce però i marginalia di Tomeo, qui segnalati per la prima volta). Cfr. la scheda on–line: 〈http://marciana.venezia.sbn.it/immagini–possessori/119–leonico–tomeo–niccolo〉, con riproduzione della nota di Bembo.

Sempre all’epoca del soggiorno padovano il codice fu annotato da Calliergi, che evidentemente (come si può tuttavia arguire da altri dettagli: Calliergi copiò numerosi codici appartenuti a Tomeo e alla cerchia dei suoi sodali) fu in relazioni piuttosto familiari col Tomeo e che, probabilmente, intervenne nella preparazione del codice per l’allestimento del modello di stampa della princeps del 1504 (nel Marciano, infatti, non si nota alcun segno di preparazione per la stampa).

Bibliographie

Kat.

  • Manoscritti e stampe venete dell’Aristotelismo e Averroismo, Venezia 1958, pp. 25–26 (nr. 46) «soprattutto da questo codice dipende l’editio princeps dei Commentari di Simplicio (Venetiis, 1499) e quella degli Analitici di Filopono (Venetiis, 1504)».
  • Wartelle nr. 2126.
  • Mioni, Thes. Ant., I, pp. 338–339.

Kod.

  • E. Mioni, Bessarione Scriba e alcuni suoi collaboratori, in Miscellanea Marciana di studi bessarionei, Padova 1976, pp. 263–318: 286 (marginalia di Bessarione).
  • A. Pontani, Postille a Niccolò Leonico Tomeo e Giovanni Ettore Maria Lascaris, «Bollettino della Badia greca di Grottaferrata» 54 (2000), pp. 337–368: 353–354.
  • M. Bandini, Codici greci di Nicolò Leonico Tomeo all'Escorial e a Cambridge, in «Studi medievali e umanistici» 5–6 (2007–2008), pp. 479–485: 480.
  • E. Gamba, Un nuovo manoscritto copiato da Niccolò Leonico Tomeo (Par. gr. 1833). Appunti per la ricostruzione della sua biblioteca, «Eikasmós» 25 (2014), pp. 329–360: 349 (con precedente bibliografia).

Text.

  • Busse, CAG IV.3, 1891, p. XIII (siglum E). Si esprime per una datazione al sec. XIV.
  • Wallies, CAG XIII.2, 1905, p. XXII (siglum U).
  • Kalbfleisch, CAG VIII, 1907, p. XII (siglum K): «e codice huic potissimum simili textum editionis Veneta et Basileensi vulgatum manasse ex plerisque huius editionis paginis patet».
  • Wallies, CAG XIII.3, 1909, p. XVI (siglum U).
  • F. Vendruscolo, Manoscritti greci copiati dall’umanista e filosofo Niccolò Leonico Tomeo, in M.S. Funghi (ed.), Ὁδοί διζήσιος. Le vie della ricerca. Studi in onore di F. Adorno, Firenze 1996, pp. 543–555: 503. L’aldina di Filopono del 1504 ha come fonte il manoscritto preso in prestito da Tomeo.
  • S. Fortuna, Niccolò Leonico Tomeo e Galeno: manoscritti, edizioni e traduzioni, in V. Boudon–Millot et al. (ed.), Storia della tradizione e edizione dei medici greci. Atti del VI Colloquio internazionale, Paris 12–14 aprile 2008, Napoli 2010, pp. 323–336: 325, n. 10 (cita Vendruscolo per il ruolo del manoscritto nell’allestimento dell’Aldina).
  • M. Cariou, À propos d’un manuscrit de Nicolò Leonico Tomeo, le modèle de l’édition princeps du Lapidaire orphique, in «Scriptorium» 68 (2014), pp. 49–77: 50 (sempre sul ruolo del manoscritto nell’allestimento della princeps).
  • C. Luna, Le cinquième chapitre des Catégories d’Aristote d’après le témoignage des commentateurs néoplatoniciens, in E. Coda – C. Martini Bonadeo (éd.), De l’Antiquité tardive au Moyen Âge. Etudes de logique aristotélicienne et de philosophie grecque, syriaque, arabe et latine offertes à Henri Hugonnard–Roche, Paris 2014, p. 1–30: 15 n. 30, 17–18, 24, 30 (collazione dei lemmi sulla base dell’edizione di Kalbfleisch).

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, luglio 2017