Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 229

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 229 (coll. 616)
Datierung:

Sec. XIII3/4.

Beschreibstoff: Cart. orientale, porosa, di colore grigiastro. Pontuseaux e vergures non rilevabili; si notano ispessimenti e irregolarità nell’impasto.
Format: 280 × 170 mm.
Folienzahl: 〈I〉 I, 422 〈I〉.

Inhalt

  • (ff. 1422V) Simplicius, In Phys. I–IV (tit. ἐξήγησις τοῦ φιλοσόφου σιμπλικίου εἰς τὸν α´ λόγον τῆς φυσικῆς ἀκροάσεως). Libr. I (ff. 113V, 16108), inc. sine prologo Ἐπειδὴ τὸ εἰδέναι καὶ τὸ ἐπίστασθαι [= CAG IX, p. 8,31]. Nei ff. 1415V è registrata una lacuna da ποῖ [... – ...] εἰ οὖν = CAG IX, p. 52,18–72,11 (il testo mancante, contenuto esattamente in un quaternione, è dislocato nei ff. 408415V (inc. ...] τὸ πόθεν ποῖ – πολλὰ τῷ ἀριθμῷ ἔσται [...). Nei ff. 402, l. 13–407V e 416418V,16 è quindi ripetuto il testo corrispondente a 20,1 εἶναι καὶ ἔδει – φησὶν 30,16 (ff. 402407,4); 35,30 [ἐπὶ] στοιχεῖα πρῶτα– ἀρχὴν ἐτίθεντο 37,24 (ff. 407,4–407V) e 37,24 ἓν γὰρ ἔλεγον – καὶ τὸ περιφερές 44,19 (ff. 416418V,16) con una trasposizione dovuta al modello del Marciano (lo spostamento è segnalato da una mano recenziore), cfr. la dettagliata ricostruzione di Harlfinger, Einige Aspekte, p. 270–272); II (ff. 108178V); III (ff. 178V248); IV (ff. 248402,13 fino ad ἀκινήτου (787,31), 418V, 17–422V riprende da ἀλλὰ τῆς μεταβολικῆς (787,31)), des. mut. οἶμαι τὰς λύσεις παραδέδωκεν οὐδὲ ὁ φιλοπονώτατος [... Ed. H. Diels, CAG IX, 1882, p. 8,31–795,35.
  • Leer

    ff. 1415V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. orientale, porosa, di colore grigiastro. Pontuseaux e vergures non rilevabili; si notano ispessimenti e irregolarità nell’impasto.

Format

280 × 170 mm.

Folienzahl

〈I〉 I, 422 〈I〉.

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto.

Lagen

1 × 8 (8), 1 × 8 – 1 (15), 1 × 6 (21), 1 × 2 (23); 49 × 8 (415), 1 × 8 – 1 (422).

Lagensignierung

Nessuna segnatura dei fascicoli è conservata.

Anzahl der Linien

ll. 23–25.

Liniierung

Spazio scritto 215 × 130 (f. 200); nessuna rigatura analizzabile.

Kopist

Il manoscritto fu interamente copiato – verisimilmente a Costantinopoli – da un unico scriba (Gioannicio, cfr. infra), in inchiostro brunito, via via sempre più scuro verso la fine del codice (ma i ff. 408415V sono nuovamente nello stesso inchiostro brunito che si trova all’inizio del codice), che scrisse il suo nome sul f. 2v: mg. sup. πόνοι (sic non πόνοις, come si legge in Golitsis, Hoffman, Simplicius, p. 127) Ἰωαννικίου; mg. inf. βιβλίον Ἰωαννικίου μοναχοῦ καὶ ἀναγνώστου.

Il copista del Marciano è stato individuato da Dieter Harlfinger anche nel Par. suppl. gr. 642, dove collaborò insieme a Gregorio di Cipro alla trascrizione di altri testi aristotelici (cfr. ora Golitsis, Hoffman, Simplicius, p. 126–127). Harlfinger, Einige Aspekte, p. 286 n. di addenda, proponeva cautamente di dare a questo scriba il nome di Manuele („M. Holobolos?“) sulla scorta di una invocazione nel margine del f. 74 del Par. suppl. gr. 642: l’ipotesi non sembra essere stata in seguito ripresa da quanti si sono occupati della tradizione del testo di Simplicio (cfr. Eleuteri, Fiaccadori (Hg.), Bessarione, p. 449: „il codice è opera di un’unica mano, probabilmente da identificare con il Manuele scriba del Par. Suppl. Gr. 642, ff. 74181, 205304V (Harlfinger), appartenente allo stesso milieu culturale del patriarca Gregorio di Cipro“. Ma la mano che ha vergato i ff. 74181 del Par. supp. gr. 642 non sembrerebbe coincidere con quella cui si devono i ff. 225304V: così almeno Pérez Martín, El Patriarca, p. 22 con bibliografia a n. 16 da confrontare con RGK II nr. 354). Pérez Martín ha proposto, ma a titolo meramente ipotetico, di identificare il copista con il Giovanni/Gioannicio Tornicopulo o Tornice, συμπένθερος di Vatzazes, legato al patriarca Giuseppe nel 1273: cfr. Pérez Martín, El Patriarca, p. 22 n. 17.

A margine della ricostruzione appena descritta, si deve notare una notevole differenza fra la mano cui si devono i ff. 113V e quella che trascrisse il resto del codice (questa sì facilmente identificabile con quella cui si debbono i ff. 225304V, l.10 del Par. suppl. gr. 642): non sembra tuttavia necessario distinguere l’opera di un primo copista (ff. 113V) da quello responsabile del resto del codice. Il copista parrebbe aver integrato il codice nella parte iniziale ritornandovi in un secondo momento (si osservi che gli ultimi due fogli del secondo fascicolo dovuto alla prima mano sono bianchi, e si connettono in modo imperfetto col resto del codice a causa della traslocazione di un fascicolo: cfr. supra), e tale ritorno seriore sul manoscritto permette di giustificare ampiamente le divergenze riscontrabili fra questi primi fogli e il resto del codice. Un esame accurato dei tratteggi e delle legature rivela, in tutto il manoscritto, l’opera di uno stesso scriba: si osservino le legature di tau con la vocale seguente, ottenuta prolungando l’asta verticale in un ricciolo, lo stigma, ampio e schiacciato (ben visibile anche nella nota di Gioannicio nel f. 2V), la legatura di sigma lunato con la lettera successiva, e le due forme della legatura ει: nella prima delle quali l’ansa di epsilon è ridotta a un occhiello agganciato a un’asta verticale; nella seconda, invece, è lo iota a ridursi a prolungamento del tratteggio di epsilon, ricadendo sotto il rigo in un morbido ricciolo decorativo.

Illumination

Essenziali cornici geometriche indicano le partizioni testuali marroni; scarso il ricorso a titoli rubricati (f. 248).

Ergänzungen zum Textbestand

Il codice fu annotato nel margine di alcuni fogli (cfr. e.g. ff. 160RV, 170V, 172V163) da 〈Bessarione〉.

Einband

Legatura marciana (sec. XVIII) in cuoio marrone con nei piatti impresso il leone di S. Marco.

Erhaltungszustand

Il codice è in buone condizioni di conservazione. La carta originale, in più punti danneggiata (ossidata e in alcuni punti abrasa, senza danno per la scrittura) è stata consolidata e restaurata nel corso del XX secolo.

Geschichte

Datierung

Sec. XIII3/4.

Provenienz

Il manoscritto pervenne in Marciana in sèguito al munus bessarioneo del 1468 (nr. 407). Nel f. Iv è collocata la nota di possesso di Bessarione: „ τόπος νθ´ [corretto da οδ´e πβ´] | τοῦ σιμπλικίου ἐξήγησις εἰς τὰ πρῶτα δ´ | τῆς φυσικῆς ἀκροάσεως βιβλία. ἔτι καὶ κτῆμα | ἐμοῦ βησσαρίωνος καρδηνάλεως τοῦ τῶν τούσκλων | Locus 59 [corretto da 74 e 92] | Hic liber est mei b. Car.L Tusculani. Et | est Simplicii expositio super primos quatuor | libros physicorum aristotelis“. Bessarione sembra essersi servito proprio di questo manoscritto per la traduzione dei versi parmenidei contenuti nell’In calumniatorem Platonis (cfr. Eleuteri, Fiaccadori (Hg.), Bessarione, p. 449).

Reproduktionen und Digitalisate

  • Marc. gr. 229 (vollständiges Digitalisat im Rahmen des Internet Culturale)

Bibliographie

Kat.

  • E. Mioni, Manoscritti e stampe venete dell’Aristotelismo e Averroismo, Venezia 1958, p. 23–24 (nr. 41).
  • Wartelle, Inv., nr. 2130.
  • E. Mioni, Thes. Ant., I, p. 343.
  • E. Mioni, Indices, supplementa, addenda, p. 22.
  • P. Eleuteri, G. Fiaccadori (Hg.), Bessarione e l’Umanesimo, Napoli 1994, p. 449 (nr. 64).

Kod.

  • I. Pérez Martín, A propos des manuscrits copiés par Georges de Chypre (Grégoire II) Patriarche de Costantinople (1283–1289), Scriptorium 46, p. 73–84: 78.
  • I. Pérez Martín, El Patriarca Gregorio de Chipre (ca. 1240–1290) y la transmisión de los textos clásicos en Bizancio, Madrid 1996, p. 22.
  • M. Menchelli, Un nuovo codice di Gregorio di Cipro. Il codice di Venezia, BNM gr. 194 con il Commento al Timeo e le letture platoniche del Patriarca tra Sinesio e Proclo, Scriptorium 64, 2010, p. 227–250: 236 n. 34.

Text.

  • H. Diels, CAG IX, 1882, p.VII, XIII (siglum E; „particula primo omissa p. 52,17–72,11 suppleta est infra ex libro mendose scripto, cuius lectiones Eb signavi. verum iterata illa p. 20,1–30,16 itemque 35,30–44,19 Ea signata, quae in suppletae particulae (Eb) viciniam venerunt, ea ex uno omnium optimo ducta sunt exemplo quod archetypo haud dubie antiquiorem sequebatur memoriam“).
  • A.H. Coxon, The Manuscript Tradition of Simplicius’ Commentary on Aristotle’s Physics I-IV, The Classical Quarterly 18, 1968, p. 70–75.
  • D. Sider, The Fragments of Anaxagoras, Meisenheim am Glan 1981 (Beiträge zur klassichen Philologie, 118), p. 33–39.
  • D. Harlfinger, Einige Aspekte der Handschriftlichen Überlieferung des Physikkommentars des Simplikios, I. Hadot (Hg.), Simplicius, Sa vie, son œuvre, sa survie. Actes du colloque international de Paris (28 sept.–1er oct. 1985), Berlin–New York 1987, p. 267–286: part. 270–273.
  • L. Tarán, The Text of Simplicius’ Commentary on Aristotle’s Physics, Hadot (Hg.), Simplicius, p. 246–266: passim.
  • P. Golitsis, P. Hoffmann, Simplicius et le "lieu". À propos d'une nouvelle édition du Corollarium de loco, Revue des études grecques 127, 2014, p. 119–175: passim.
  • G. De Gregorio, L’Erodoto di Palla Strozzi (cod. Vat. Urb. gr. 88), Bollettino dei Classici 23, 2002, p. 31–130: 77 n. 127.
  • L. Tarán, The text of Simplicius’s Commentary on Aristotle’s Physics and the question of supralinear omicron in Greek manuscripts, Revue d’histoire des textes 9, 2014, p. 351–358

Faks.

  • Harlfinger, Einige Aspekte, Taf. 3.
  • Eleuteri, Fiaccadori (Hg.), Bessarione, p. 449.
  • Golitsis, Hoffmann, Simplicius, pl. 2.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, maggio 2018.