Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 230

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 230 (coll. 579)
Datierung:

Sec. XIII seconda metà.

Beschreibstoff: Carta orientale. Fogli di grande formato, in folio; materia porosa, di qualità pessima. Nessuna filigrana distinguibile. Pasta giallastra e irregolare, pontuseaux e vergelle indistinguibili.
Format: 350 × 248 mm
Folienzahl: II, 357 (+ 138 bis).

Inhalt

  • (ff. 1170V) 〈Ioannes Philoponus, In Phys. I–IV〉 (il primo libro è anepigrafo nel ms.). Libr. I (ff. 153V); II (ff. 53V88); III (ff. 88117V); IV (ff. 117V170V). Ed. Vitelli, CAG XVI–XVII, 1887–1888, pp. 1–786.
  • (ff. 171236V) 〈Alexander Aphrod., In Mete.〉 (anepigrafo e con spazio riservato per l’iniziale). Libr. I (ff. 171187V); II (ff. 187V208V); III (ff. 208V219V); IV (220236V). Ed. Hayduck, CAG III.2, 1899, pp. 1–227.
  • (ff. 237291) 〈Ioannes Philoponus, In Gener. Corr.〉 (il libro primo è anepigrafo). Libr. I (ff. 237269V); II (ff. 270291). Ed. Vitelli, CAG XIV.2, 1897, pp. 1–314. Mioni rileva che la porzione di testo corrispondente a 266,20–267,6 (αἱ κινήσεις τὸ – δὲ πῦρ), che mancano alla fine del f. 281V (che si conclude con un allargamento irregolare della scrittura e segna il passaggio da un copista all’altro), sono trascritti alle linee 1–7 del f. 287 (non 286 come si legge nel catalogo).
  • (ff. 291326) Alexander Aphrod., In Sens. (tit. Ἀλεξάνδρου ἀφροδισιέως εἰς τὸ περὶ αἰσθήσεως καὶ αἰσθητῶν ἀριστοτέλους ὑπόμνημα). Ed. Wendland, CAG III.1, 1903, pp. 1–173.
  • (ff. 326357) Themistius, Par. in An. (tit. Θεμιστίου φιλοσόφου παράφρασις εἰς τὸν πρῶτον τῶν περὶ ψυχῆς ἀριστοτέλους). Libr. I (ff. 326329V); II (ff. 329V333V); III (ff. 333V337); IV (ff. 337341V); V (ff. 341V346V); VI (ff. 346V352V); VII (ff. 352V357). Ed. Heinze, CAG V.3, 1899, pp. 1–126.
  • Leer

    f. 357V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Carta orientale. Fogli di grande formato, in folio; materia porosa, di qualità pessima. Nessuna filigrana distinguibile. Pasta giallastra e irregolare, pontuseaux e vergelle indistinguibili.

Format

350 × 248 mm

Folienzahl

II, 357 (+ 138 bis).

Foliierung

Foliotazione moderna (XVII/XVIII sec. ?), in inchiostro nel margine superiore esterno di ogni recto. Irregolarità: mancano i numeri 174 e 288 e i nn. 244–247 sono ripetuti due volte.

Lagen

19 × 8 (152), 1 × 10 – 1 (161), 3 × 8 (185), 1 × 2 (189), 5 × 8 (229), 1 × 7 (236), 15 × 8 (352), 1 × 5 (357)

Tallone dopo il f. 157, in prossimità della cucitura. Tallone alla fine del fascicolo che comprende i ff. 230236, corda fra i ff. 233 e 234. Il f. 357 è aggiunto all’ultimo fascicolo, che è un binione.

Lagensignierung

Segnature in cifre greche presenti regolarmente al centro del margine inferiore del primo recto di ogni fascicolo (da α´, 1, a με´, ultima segnatura leggibile nel f. 245).

Anzahl der Linien

Numero di linee di scrittura molto irregolare (anche nelle porzioni di testo attribuibili al medesimo copista). Da 30 a 48 (cfr. la distinzione delle mani).

Liniierung

Mise en page piuttosto irregolare; cfr. f. 192: 350 × 248, spazio scritto 304 × 212. Rigatura a secco delle sole rettrici in alcuni fogli (232233).

Kopist

Il codice fu copiato da un’équipe di copisti, attivi probabilmente intorno alla metà del sec. XIII, che impiegano scritture molto simili (sono pochi gli stacchi davvero netti all’interno del codice, in part. ff. 214–236v), comparabili con Quelle degli scribi attivi nell’entourage di Giorgio Pachimere. Nel primo copista, cui si devono anche le segnature dei fascicoli, si riesce forse a riconoscere il ‘regista’ dell’impresa di trascrizione e non è chiaro il numero di modelli messi a frutto per la trascrizione del grande manoscritto. I copisti lavorano talora su bifogli separati all’interno dello stesso fascicolo, lasciando trasparire modalità di trascrizione Le variazioni di ductus all’interno del codice impediscono una sicura distinzione delle mani; la descrizione proposta da Mioni pur con grande prudenza ci sembra inadeguata; si propone la seguente distinzione (che tuttavia non si pretende definitiva) avvertendo di volta in volta delle difficoltà maggiori.

A. ff. 116V, 4247V, 7380V (dist. non sicura), 113120V, 129136V, 267281V (forse in questi fogli si deve distinguere un ulteriore intervento), 283284V, 302307V, l. 30: mano Fettaugen, in inchiostro grigio/brunito. Impaginazione su 41 ll. ca.

B. ff. 1724: mano più regolare, in inchiostro bruno, dall’aspetto geometrico. Impaginazione su 38 ll.

C. ff. 2541, l. 19: scrittura simile a quella di (A) ma chiaramente distinta. Impaginazione su 34 ll.

D. ff. 41, l. 22–41V: mano corsiva, (verso la fine del f. 41V le linee si diradano e la scrittura assume un aspetto più barocco. Non sembra necessario distinguere due interventi. Impaginazione su 40 ll.

E. ff. 4872V, 153178V: mano simile a (A), ma con notevoli mutamenti nel ductus e nel tratteggio. Inchiostro nero, impaginazione piuttosto irregolare, su 35 ll. ca.

F. ff. 8196V, 206213V, 237248V, 255RV, 307V, l. 31–328V, [337344V, attr. non sicura, con aumento di modulo nel f. 344V]: mano di piccolo modulo, irregolare e corsiva, di lettura difficile. Inchiostro brunito. Impaginazione su 41 ll.

G. ff. 97104V: mano più regolare della precedente, dall’aspetto più rigido e angoloso. Inchiostro più scuro, impaginazione su 39 ll.

H. ff. 105112V, 251252V: mano distinta dalla precedente, più trascurata, a tratti simile a (F). Impaginazione su 42 ll.

I. ff. 121128V, 137 (ma le prime linee del foglio sembrano vergate da un’altra mano)–152V; 179189V: mano regolare, con tendenza alla bilinearità. Inchiostro brunito; su 39 ll.

J. ff. 190206: mano barocca, irregolare, forse identica a (E), ma con ductus più corsivo. Impaginazione su 37 ll.

K. ff. 214236V (ma dal f. 239, con cambio di fascicolo, il modulo aumenta e non si può escludere un secondo intervento): mano regolare, dall’aspetto arcaizzante, in inchiostro brunito e acido (la carta è danneggiata in tutti questi fogli), non troppo dissimile, quanto a stile e impressione d’insime, a quella cui si deve la sezione aristotelica del Marc. gr. 194; impaginazione su 50 ll.

L. ff. 249250V, 253254V: mano apparentemente distinta dalla precedente e dalla successiva, su 43 ll. (mise en page e modulo della scrittura variano sensibilmente).

M. ff. 256263V: mano molto simile (forse identica) a (H). Impaginazione su 44 ll.

N. ff. 264266V: mano molto simile a (E), inchiostro bruno, su 45 ll.

O. ff. 282RV, 285RV: mano certamente distinta da (A), in inchiostro nero, regolare e non priva di intenti calligrafici; impaginazione su 42 ll.

P. ff. 286298V: mano simile a (A), in inchiostro brunito, su 38 ll.

Q. ff. 299301V: mano simile a (A), sempre in inchiostro brunito, di piccolo modulo, impaginazione su 40 ll.

R. ff. 329RV, 336RV: mano regolare, in inchiostro brunito/aranciato, su 45 ll.

S. ff. 330RV, 335RV: mano simile a (E), ma di modulo più ridotto, su 44 ll.

T. ff. 331334V: mano di piccolo modulo, compatta, simile a (F), ma certamente distinta; impaginazione su 46 ll.

U. ff. 345352V: mano corsiva, in inchiostro aranciato, simile a (A); su 35 ll.

V. ff. 353356V: mano rozza, geometrica, dal tratto spesso, mai altrove ricorrente, che impiega un inchiostro grigio. Impaginazione molto irregolare su 32 ll.

W. f. 357: mano sicuramente distinta dalla precedente, simile a (D), in inchiostro grigio/nero. 18 ll. di scrittura.

a. Nel codice sono presenti marginalia attribuibili a 〈Bessarione〉 (Mioni), che vi appose segni di lettura, σημείωσαι e brevi scolî, soprattutto nei primi 50 ff. (cfr. e.g. ff. 6V, 7, 11V12)

b. Alcuni marginalia sono attribuibili invece a 〈Niccolò Leonico Tomeo〉, che appose un segno di lettura a forma di ghirlanda nel f. 145 e che postillò con qualche nota il manoscritto (cfr. ff. 18V, 32V, 33, 34, 128V, 129V130, talora difficilmente distinguibili dai marginalia di Bessarione).

c. Accanto a questi interventi, si possono osservare alcuni marginali in latino, di mano probabilmente quattrocentesca, nei ff. 552V e 230V231.

Einband

Tipica legatura marciana (sec. XVIII) in vitello marrone col leone di S. Marco impresso nei piatti. Piatti e dorso sfiorati.

Erhaltungszustand

Il codice, nonostante la pessima qualità del materiale, è complessivamente ben conservato; i primi e ultimi fogli sono danneggiati da vermi e tarli; la carta è molto fragile.

Geschichte

Datierung

Sec. XIII seconda metà.

Provenienz

Il codice appartiene al fondo antico della Biblioteca Marciana, dove pervenne in seguito al munus del 1468 (nr. 398). Mancano attualmente ex libris e collocazioni di Bessarione, ma i marginalia apposti dal cardinale testimoniano, se pur ve ne fosse bisogno, dell’appartenenza del manoscritto alla sua biblioteca. Il codice fu verisimilmente prestato a Niccolò Leonico Tomeo, che ebbe fra le sue mani anche il Marc. gr. 225. Nel mg. esterno del f. 219V si nota il monogramma del nome Ἰωσήφ, apparentemente di mano dello stesso copista.

Bibliographie

Kat.

  • Manoscritti e stampe venete dell’Aristotelismo e Averroismo, Venezia 1958, p. 26 (nr. 47) «scritto da non meno di quattro copisti [...] da questo codice Vittore Trincavelli ha tolto i primi tre libri del Commento alla Fisica per la sua editio princeps (Venetiis, 1535)».
  • Wartelle nr. 2131.
  • Mioni, Thes. Ant., I, pp. 344–345.

Kod.

  • E. Mioni, Bessarione Scriba e alcuni suoi collaboratori, in Miscellanea Marciana di studi bessarionei, Padova 1976, pp. 263–318: 286 (marginalia di Bessarione).

Text.

  • Vitelli, CAG XVI, 1888, p. XV (siglum M) e XIV, p. IX (siglum Z): il codice servì da modello di stampa per parte dell’Aldina di Filopono del 1535, che ne riprende i minimi dettagli. Solo un esame molto attento del manoscritto permette di osservare alcuni dei segni caratteristici dei modelli di stampa (una ditata di inchiostro nel f. 24v, 29v), sottilissime indicazioni a punta secca del passaggio da un foglio all’altro dell’edizione (cfr., e.g, ff. 11v, 33v «14/c», 47v, 48r, etc.). In generale, i tipografi trattarono con grande rispetto il loro modello, al punto che senza l’argomento testuale si faticherebbe non poco a dimostrare la dipendenza diretta della stampa da questo manoscritto.
  • Heinze, CAG V.3, 1899, p. VIII (siglum L) «sec. XV a compluribus deinceps exaratum». «est enim ex bono exemplari neglegentissime descriptus».
  • Wendland, CAG III.1, 1901, p. VI (siglum A).
  • M. Sicherl, Die griechischen Erstausgaben des Vettore Trincavelli, Paderborn 1993, pp. V, 48–49, 64, 82–83: riprende le osservazioni di Vitelli circa l’uso del manoscritto per l’edizione trincavelliana.

Weitere Sekundärliteratur

  • E. Mioni, Vita del Cardinale Bessarione, «Miscellanea Marciana» 6 (1991), pp. 13–219: 140, 143.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, giugno–luglio 2017