Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 258

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 258 (coll. 668)
Datierung:

Sec. IX2/2.

Beschreibstoff: Perg.
Format: 185 × 135 mm.
Folienzahl: 〈II〉 II, 324, ΙΙ’ 〈I’〉.

Inhalt

  • (ff. 169) Alex. Aphrod., Quaestionum libri IV et I, nei ff. 1r–v πίναξ (tit. ἀλεξάνδρου σχολικῶν ἡθικῶν ἀποριῶν καὶ λύσεων κεφάλαια). Libr. IV (ff. 236V, tit. ἀλεξάνδρου τοῦ ἀφροδισέως ἠθικῶν προβλημάτων βιβλίον α´); I (ff. 3769, tit. ἀλεξάνδρου τοῦ ἀφροδισέως φυσικῶν σχολικῶν ἀποριῶν καὶ λύσεων κεφάλαια). Ed. I. Bruns, CAG Suppl. II.2, 1892, p. 117–163, 1–43.
  • (ff. 69221) Alex. Aphrod., De anima I–II (tit. ἀλεξάνδρου ἀφροδισέως σχολικῶν περὶ ψυχῆς α´). Libr. I (ff. 69138V); II (ff. 139221). Ed. I. Bruns, CAG Suppl. I.2, 1892, p. 1–286.
  • (ff. 221260) Alex. Aphrod., De fato (tit. ἀλεξάνδρου ἀφροδισέως πρὸς τοὺς αὐτοκράτορας περὶ εἰμαρμένης τοῦ ἐφ᾽ ἡμῖν). Ed. I. Bruns, CAG Suppl. I.2, 1892, p. 164–212; Thillet, Traité du destin, p. 1–76.
  • (ff. 261324RV) Alex. Aphrod., Quaestionum libri II–III (tit. ἀλεξάνδρου ἀφροδισέως σχολίων φυσικῶν ἀποριῶν καὶ λύσεων. κεφάλαια τοῦ β´). Libr. II (ff. 262290V); III (ff. 290V324).
  • (f. 324V) Zacharia metrop. Chalcedoniae, De tempore (tit. Ζαχαρίου μητροπο(λίτ)ου χαλκήδονο(ς) περὶ χρ(όνου)). Ed. Oehler, Zacharias von Chalkedon, p. 31–38.
  • Leer

    f. 260V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Perg.

Format

185 × 135 mm.

Folienzahl

〈II〉 II, 324, ΙΙ’ 〈I’〉.

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto.

Lagen

33 × 8 (264), 1 × 4 (268), 7 × 8 (324). I fascicoli si aprono con il lato carne.

Lagensignierung

La segnatura originale è scomparsa; 〈Bessarione〉 appose una nuova segnatura a registro in lettere latine e numeri arabi nel margine inferiore dei primi quattro fogli recto; egli numerò i singoli fascicoli in cifre arabe da 1 a 41 (f. 317). Si osservi che il tredicesimo fascicolo (un quaternione: ff. 97104) è stato legato dopo i primi tre fogli del fascicolo 14 (ff. 105112) che è a sua volta un quaternione regolare, si è dunque prodotta la sequenza errata: 105107, 97104, 108 e sgg.

Anzahl der Linien

ll. 28.

Liniierung

Spazio scritto 140 × 85 (f. 180); rigatura a secco tipo 33aId Leroy–Sautel (28 rr.; cfr. Leroy, Les manuscrits, p. 34). I fogli contenenti i πίνακες (1RV, 37RV, 261RV e 90V291) presentano una rigatura identica su due colonne.

Kopist

Il codice fu vergato da un unico scriba, noto come „Copista II“ della collezione filosofica: „la scrittura può essere posata sul rigo, sospesa o a cavaliere. Minutissima e fitta, leggermente inclinata a sinistra, ricca di abbreviazioni, non presenta tutti i tratti caratteristici del gruppo [scil. della collezione filosofica]“ (cfr. Perria, Scrittura e ornamentazione, p. 72). I titoli, in maiuscola distintiva, sono messi in risalto con l’uso di croci su ambo i lati.

a. Lotte Labowsky ha per prima proposto di individuare la mano di 〈Guglielmo di Moerbeke〉, che vi appose una nota di possesso e che annotò il manoscritto con i suoi caratteristici minuscoli segni di lettura (cfr. ff. 222RV, 226RV, dove sono individuati punti che presentano particolari difficoltà testuali: cfr. Vuillemin-Diem, La liste, p. 148 n. 40).

b. Alcuni marginalia sono stati attribuiti a 〈Bessarione〉; da Elpidio Mioni: essi corrispondono alla terza mano correttrice distinta da Bruns (cfr. Mioni, Manoscritti e stampe, p. 22 „il Bessarione è il doctus byzantinus che ricorresse tutto il codice e che nell’edizione sottocitata [scil. quella di Bruns] è designato con V2“.).

Ergänzungen zum Textbestand

Il codice fu corretto da una seconda mano, che rilesse l’intero testo accentuando alcune parole e correggendo gli errori della mano principale; alcune correzioni sono riconducibili alla mano del copista principale e a Bessarione (cfr. Kopist). Analisi dettagliata in Thillet, Histoire du texte, p. 25–28 (cfr. anche Sharples, De anima, p. 10).

Einband

Legatura marciana (sec. XVIII) in cuoio marrone con nei piatti impresso il leone di S. Marco.

Erhaltungszustand

Il codice, nonostante l’estrema antichità, si presenta ancora in ottimo stato di conservazione. L’unico danno materiale è la traslocazione di tre fogli prima del f. 97.

Geschichte

Datierung

Sec. IX2/2.

Entstehung

Il codice appartiene al noto come “collezione filosofica” (per altri dettagli cfr. la descrizione del Vindob. Phil. gr. 100 e del Marc. gr. 226), molto probabilmente prodotto a Costantinopoli nella seconda metà del sec. IX: il Marc. gr. 258 sembra vergato dallo stesso copista cui si devono anche il Vat. gr. 2249, Vat. gr. 1594 e Laur. plut. 28, 27. Secondo la ricostruzione di Pierre Thillet (Histoire du texte, p. 23) il Marciano sarebbe un esemplare di traslitterazione, copia diretta di un antigrafo in maiuscola, che contava circa 16 lettere per rigo.

Provenienz

Come altri codici della collezione filosofica, il Marc. gr. 258, appartenne al domenicano fiammingo Gugliemo di Moerbeke (traduttore del De fato di Alessandro di Afrodisia), che vi appose il suo ex libris (su un’unica linea) nel margine inferiore del f. 1: „Liber fratris guilelmi de morbeka ordinis praedicatorum penitentiarii domini papae“. La qualifica di penitenziere pontificio indica che l’ex libris fu apposto fra il 1272 e il 1278 (cfr. Vuillemin-Diem, La liste, p. 148 n. 40). Non è ancora del tutto chiaro in quali circostanze Guglielmo sia entrato in possesso dei codici della collezione: alcuni di essi (come il Marc. gr. 226 e il Vindob. Phil. gr. 100) si trovavano già in Italia meridionale e si è proposto di riconoscere nella biblioteca pontificia di Bonifacio VIII (1295–1311) alcuni di questi manoscritti, che sarebbero stati portati a Roma dopo la conquista angioina della Sicilia o, più verisimilmente, inclusi nella biblioteca papale dopo la morte dello stesso Guglielmo. Certo essi non dovevano più essere di proprietà della biblioteca dei papi quando entrarono nella collezione di Bessarione, ma è sicuro che alcuni manoscritti già appartenuti a Moerbeke non furono inclusi nella collezione pontificia, come è il caso del Vindob. Phil. gr. 100, che si trovava in territorio bizantino almeno dalla metà del sec. XV (cfr. Rashed, Nicolas d’Otrante, p. 694–695 e passim). Gli apografi del Marciano 258 sono tutti seriori e risalgono all’epoca in cui questo era già in Occidente, nella biblioteca Bessarionea (come il Marc. gr. 261, che è copia di lavoro del cardinale) o alla Marciana, e non è dunque possibile servirsene per tracciare il percorso dell’antico cimelio prima del suo arrivo in Italia.

Nel f. IIv, si trova un breve testo (vergato da una mano dell’inizio, sembra, del XV secolo), in gran parte illeggibile, che offre minimi ragguagli biografici su Alessandro di Afrodisia e sul suo rapporto con gli imperatori Settimio Severo e Caracalla (ai quali è dedicato il De fato): inc. ἐπὶ σεβήρου καὶ ἀντωνίνου, des. τῶν αὐτοκρατόρων [...]. Nessuno sembra sino ad ora averne segnalato l’esistenza.

A metà del secolo XV il Marc. gr. 258 appartenne al cardinale Bessarione, che vi appose il suo consueto ex libris nel f. 1r, mg. superiore esterno: „Locus 69 [corretto da 79]. | Alexandri | quaestiones | pulchre | diverse, b. Car.L | Tuscu|lani | βησσαρί|ωνος καρ|δηνάλεως | τόπος ξθ´“. Il manoscritto giunse in Marciana col munus del 1468 (nr. 378). Nel f. 1V, margine superiore, sopra il pinax, si legge, sempre di mano di Bessarione: „alexandri aphrodisei moralia“.

Bibliographie

Kat.

  • E. Mioni, Manoscritti e stampe venete dell’aristotelismo e averroismo, Venezia 1958, p. 22 (nr. 37).
  • Wartelle, Inv., nr. 2144.
  • E. Mioni – M. Formentin, I codici greci in minuscola dei sec. IX e X della Biblioteca Nazionale Marciana, Padova 1975, p. 33–34.
  • E. Mioni, Thes. Ant., I, p. 373–374.
  • E. Mioni, Indices, supplementa, addenda, p. 23.
  • P. Eleuteri, G. Fiaccadori (Hg.), Bessarione e l’Umanesimo, Napoli 1994, p. 413 (nr. 29).

Kod.

  • I. Bruns, Un chapitre d’Alexandre d’Aphrodisie sur l’âme, Mélanges Graux, Paris 1884, p. 567–572: 568.
  • T.W. Allen, Palaeographica III: A group of ninth–century Greek manuscripts, The Journal of Philology 21, 1893, p. 48–55: 49.
  • H. Alline, Histoire du texte de Platon, Paris 1915, p. 210.
  • A. Diller, The Scholia on Strabo, Traditio 10, 1954, p. 29–50 [rist. in Id., Studies in Greek Manuscripts, Amsterdam 1983, p. 23–44]: 31 [25].
  • J. Irigoin, Pour une étude des centres de copies byzantins, Scriptorium 12, 1958, p. 208–227: 212.
  • J. Irigoin, Survie et renouveau de la littérature antique à Constantinople (IXe siècle), Cahiers de civilisation médiévale 5, 1962, p. 287–302 [rist. in Id., La tradition des textes grecs. Pour une critique historique, Paris 2003, p. 197–232: 216–217].
  • P. Thillet, Insertions d'onciales et abreviations dans le cod. Venetus Marcianus Gr. 258 (=668), Miscellanea marciana di studi bessarionei, Padova 1976, p. 387–406: passim.
  • L.G. Westerink, The Greek Commentaries on Plato’s Phaedo, I, Amsterdam 1976, p. 30.
  • J. Leroy, Les manuscrits en minuscule des IXe et Xe siècles de la Marcienne, Jahrbuch der Österreichischen Byzantinistik 27, 1978, p. 25–48: 34.
  • B.L. Fonkič, Scriptoria bizantini. Risultati e prospettive della ricerca, Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici, n.s., 17–19, 1980–1982, p. 73–118: 93–98.
  • L. Perria, L’interpunzione nei manoscritti della “collezione filosofica”, D. Harlfinger – G. Prato (Hg.), Paleografia e codicologia greca (Atti del II Colloquio internazionale Berlino–Wolfenbüttel, 17–20 ottobre 1983), Alessandria 1991, p. 199–209: 202 n. 10, 205.
  • L. Perria, Scrittura e ornamentazione nei codici della „collezione filosofica“, Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici, n.s., 28, 1991, p. 45–111: 72–75.
  • M. Rashed, Nicolas d’Otrante, Guillame de Moerbeke et la ‘Collection philosophique’, Studi medievali, s. III, 2, 2002, p. 693–717: passim.
  • F. Ronconi, I manoscritti miscellanei. Ricerche su esemplari dei secoli IX–XII, Spoleto 2008, p. 37 n. 21, 40 n. 50, 72.
  • E. Crisci – P. Degni, La scrittura greca dall’Antichità all’epoca della stampa. Una introduzione, Roma 2011, p. 136–137.
  • F. Ronconi, La collection brisée. La face cachée de la “collection philosophique”: les milieux socioculturels, P. Odorico (Hg.), La face cachée de la littérature byzantine. Le texte en tant que message immédiat. Actes du colloque international, Paris, 5–6–7 juin 2008 organisé par le centre d’études byzantines de l’EHESS, Paris 2012, p. 137–166 (passim).
  • F. Ronconi, La collection philosophique: un fantôme historique, Scriptorium 67, 2013, p. 119–140: passim.
  • D. Marcotte, La „collection philosophique“: historiographie et histoire des textes, Scriptorium 68, 2014, p. 145–165: 147, 150, 152, 154, 156–157, 162, 164.
  • F. Acerbi – G. Vuillemin-Diem, Un nouveau manuscrit de la „Collection philosophique“ utilisé par Guillaume de Moerbeke: le Par. gr. 2575, Przegląd Tomistyczny 21, 2015, p. 219–288: 221, 222, 225, 272.

Text.

  • I. Bruns, CAG Suppl. II.1, 1887, p. V–X.
  • I. Bruns, CAG Suppl. II.2, 1892, p. XIV–XIX.
  • L. Oehler, Zacharias von Chalkedon. Über die Zeit, Byzantinischen Zeitschrift 50, 1958, p. 31–38 (passim).
  • P. Thillet, Éléments pour l’histoire du texte du De fato d’Alexandre d’Aphrodisie, Revue d’histoire des textes 12, 1985, p. 13–56: passim, part. p. 14–29.
  • P. Thillet, Alexandre d’Aphrodisie, Traité du destin, Paris 1984, p. CXXVI.
  • R.W. Sharples, Alexander Aphrodisiensis, De anima libri mantissa, Berlin-New York 2008, p. 9–11.

Weitere Sekundärliteratur

  • E. Mioni, Bessarione bibliofilo e filologo, Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s., 5, 1968, p. 61–83: 68.
  • L. Labowski, William of Moerbeke’s Manuscripts of Alexander of Aphrodisias. Bessarion studies III, Mediaeval and Renaissance Studies 5, 1961, p. 155–162.
  • H.D. Saffrey, Recherches sur quelques autographe du cardinal Bessarion et leur caractère autobiographique, Mélanges Eugène Tisserant, III (Studi e testi, 233), Città del Vaticano 1964, p. 263–297: 266 n. 11 [= H.D. Saffrey, L’héritage des anciens au Moyen Âge et à la Renaissance, Paris 2002, p. 95–131: 98.
  • G. De Gregorio, Osservazioni e ipotesi sulla circolazione del testo di Aristotele tra Occidente e Oriente, in Cavallo et al. (Hg.), Scritture, libri e testi, p. 475–498: 497 n. 47.
  • N.G. Wilson, Scholars of Byzantium, London 1983, p. 87, 227 n. 3.
  • H. Hunger, Schreiben und Lesen in Byzanz. Die byzantinische Buchkultur, München 1989, p. 68 n. 48.
  • G. Vuillemin-Diem, La liste des œuvres d’Hippocrate dans le Vindobonensis phil. gr. 100: un autographe de Guillaume de Moerbeke, J. Brams, W. Vanhamel (Hg.), Guillaume de Moerbeke. Recueil d’études à l’occasion du 700e anniversaire de sa mort (1286), Leuven 1989, p. 135–171: 148 e n. 40.
  • H.D. Saffrey, Nouvelles observations sur le manuscrit Parisinus graecus 1807, M. Joyal (Hg.), Studies in Plato and the Platonic Tradition. Essays Presented to John Whittaker, Aldershot 1997, p. 293–307: 300–301.
  • J. Brams, Guillaume de Moerbeke et le commentaire de Simplicius sur la Physique, R. Beyers – J. Brams – D. Sacré, K. Verrycken (Hg.), Traduction et traduction. Les textes philosophiques et scientifiques grecs au Moyen Âge latin. Hommage à Fernand Bossier, Leuven 1999, p. 265–279: 269.
  • P. Hoffmann, Les bibliothèques philosophiques d’après le témoignage de la littérature néoplatonicienne des Ve et VIe siècles, C. D’Ancona (Hg.), The Libraries of the Neoplatonists, Leiden–Boston 2007, p. 135–153: 147
  • G. Cavallo, Da Alessandria a Constantinopoli? Qualche riflessione sulla ‘collezione filosofica’, Segno e testo 3, 2005, p. 249–263: 254–263 [ripreso anche in D’Ancona (Hg.), The Libraries, p. 155–165: 156, 160].
  • F. Ronconi, L’automne du patriarche. Photios, la Bibliothèque et le Venezia, Bibl. Naz. Marc., gr. 450, J. Signes Codoñer – I. Pérez Martín (Hg.), Textual Transmission in Byzantium: between Textual Criticism and Quellenforschung, Turnhout 2015, p. 93–130: 99 n. 43.

Faks.

  • Mioni – Formentin, Codici, Tav. XI.
  • K. Alpers, Eine byzantinische Enzyklopädie des 9. Jahrhunderts. Zu Hintergrund, Enstehung und Geschichte des griechischen Etymologykons in Konstantinopel und im italogriechischen Bereich, G. Cavallo, G. De Gregorio, M. Maniaci (Hg.), Scritture, libri e testi nelle aree provinciali di Bisanzio. Atti del seminario di Erice (18–25 settembre 1986), I, Spoleto 1991, p. 235–269: 261, tav. 5.
  • Eleuteri, Fiaccadori (Hg.), Bessarione, p. 413.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, maggio–giugno 2018.