Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 261

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 261 (coll. 725 )
Datierung:

Sec. XV med. (1440/5)

Beschreibstoff: Cart.
Format: 290 × 215 mm
Folienzahl: 〈II〉, IV, 284, IV’

Inhalt

  • (ff. 183V) Alexander Aphrod., Quaestiones (tit. ἀλεξάνδρου σχολικῶν ἡθικῶν ἀποριῶν καὶ λύσεων κεφάλαια). Libr. I (ff. 124); II (ff. 2445V); III (ff. 4663); IV (ff. 63V83V). Tutti i libri sono preceduti dal rispettivo πίναξ. Ed. Bruns, CAG Suppl. II.2, 1892, p. 1–163.
  • (ff. 83V177V) Alexander Aphrod., De anima (tit. ἀλεξάνδορου ἀφροδισιέως· σχολικῶν περὶ ψυχῆς). Libr. I (ff. 83V125V); II (ff. 125V177V). Con scolî e indici (ff. 83V e 125V) di mano di Bessarione (Mioni). Ed. Bruns, CAG Suppl. II.1, 1887, p. 1–186.
  • (ff. 177V200) Alexander Aphrod., De fato (tit. ἀλεξάνδρου ἀφροδισιέως πρὸς τοὺς αὐτοκράτορας: περὶ εἱμαρμένης καὶ τοῦ ἐφ´ ἡμῖν). Ed. Bruns, CAG Suppl. II.2, 1892, p. 164–212 e Thillet, Alexandre d’Aphrodisie, Traité du destin, p. 1–76.
  • (ff. 201238V) Themistius, In An. paraphr. (tit. θεμιστίου παραφράσεως τῶν περὶ ψυχῆς ἀριστοτέλους. λόγος πρῶτος). Libr. I (ff. 202207); II (ff. 207213); III (ff. 213219); IV (ff. 219225V); V (ff. 225V230V); VI (ff. 230V235V); VII (ff. 235V238V). Ed. Heinze, CAG V.3, 1899, p. 1–126 (nel f. 201r–v pinax di mano di 〈Bessarione〉)
  • (ff. 241284) Simplicius, In Epicteti Enchiridion comm. (tit. σιμπλικίου φιλοσόφου εἰς τὸ ἐπικτήτου ἐγχειρίδιον ἐξήγησις ἀρίστη). Il f. 283v è bianco, nel f. 284 è ripetuto (certo per errore) il capitolo 71, ll. 1–5 (inc. ἐπὶ παντὸς πρόχειρα, des. mut. ἅμα δὲ τῆ μαρτυρία τῶν κλεινῶν ἀνδρῶν [...), trascritto per intero all’inizio di 283 (probabilmente lo scriba aveva saltato un foglio e, accortosi dell’errore, ritornò sui suoi passi). Ed. Hadot, Simplicius, Commentaire sur le Manuel d’Epictète, p. 192–454. Il testo di Simplicio è preceduto (mg. sup. del f. 241) da un estratto dalla Suda ε 2423 Adler (f. 241, sopra il titolo: Ἐπίκτητος, ἱεραπόλεως – ἔγραψε πολλά).
  • Leer

    ff. 200V, 239240V, 283V, 284V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart.

Wasserzeichen

  • Carta italiana piegata in folio.
  • ff. III, 243246, 249256: forbici, id. a Harlfinger Ciseaux 22 (1441), cfr. Marc. gr. 212 ff. 90–95.
  • ff. 1136, 201242, 247248, 275278: incudine con croce, id. a Harlfinger Enclume 5 (1445).
  • ff. 137176, 257267, 270272: tre monti, molto simile a Harlfinger Monts 27 (1442), cfr. Marc. gr. 212, ff. 273–296, 322.
  • ff. 177200, 268/269, 273274, 279280, 281II’: suola, id. a Harlfinger Semelle de soulier 12 (1445).

Format

290 × 215 mm

Folienzahl

〈II〉, IV, 284, IV’

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro bruno, nel margine superiore esterno di ogni recto.

Lagen

35 × 8 (280), 1 × 6 (281I’).

Lagensignierung

Nel codice si distinguono due serie di segnature, che permettono di riconoscere tre unità codicologiche coeve, originariamente indipendenti e riunite nella biblioteca di Bessarione: i ff. 1200 recano una segnatura in cifre greche da α´ (1) a κε´ (193), al centro del margine inferiore del primo recto di ciascun fascicolo. La seconda parte del codice (ff. 201239) reca invece una segnatura da α´ (201) a λ´ (233). L’ultima parte del manoscritto (ff. 241283), contente il commento di Simplicio, reca a sua volta una segnatura da α´ (248V) a ς´ (281) nel mg. inferiore interno del primo recto (solo la prima è collocata nell’ultimo verso). Le tre segnature furono coordinate da 〈Bessarione〉 con l’apposizione di una serie che prosegue quella della prima unità (da κς´, f. 201 a λς´ 281), collocata al centro del margine inferiore di ogni primo recto.

Anzahl der Linien

ff. 1200: 27 ll.; 201283: 38 ll.

Liniierung

ff. 1200: 290 × 215, spazio scritto 208 × 140; rigatura a secco non ben visibile (forse tipo 20D1 Leroy-Sautel).

ff. 201283: 290 × 215, spazio scritto 228 × 160; rigatura a secco non ben visibile, forse anche qui tipo 20D1; rigatura aberrante (non utilizzata), visibile solo nei ff. 283284 (20E2 Leroy-Sautel).

Kopist

A. ff. 1200: mano anonima, regolare, in inchiostro brunito.

B. ff. 201RV, 241252V, 260, l. 2–261V, 273, l. 3–277V: 〈Bessarione〉 (Harlfinger, Mioni), in inchiostro bruno scuro.

C. ff. 202224V: mano simile a quella di Bessarione, anonima, in inchiostro brunito scuro (Saffrey, apud Thillet, Éléments pour l’histoire du texte, attribuisce, senza fondamento, questi fogli alla mano di G. Tribizias).

D. ff. 225238V, 253260, l. 1; 262273, l. 2, 278283, 284 (parte sup.): mano elegante, che lavora in stretta collaborazione con Bessarione. Questo scriba è identico al terzo copista (anonimo) del Marc. gr. 212 (= Anonymus 26 Harlfinger); non si tratta di Demetrio Sguropulo, come sostenuto da Hadot, Saffrey e Mioni.

Titoli e capilettera in inchiostro rosso in tutte le parti del codice. Lemmi in rosso vinaccia nella sezione procliana.

a. Il codice è abbondantemente scoliato dalla mano di Bessarione (Mioni).

b. Nel f. II’r si legge la nota ἀρίστη βίβος ἣδε περιέχουσα, forse di mano di 〈Manuele Atrapes〉

Ergänzungen zum Textbestand

Il codice rappresenta un testimone particolarmente importante per la tradizione del commento di Simplicio al Manuale di Epitteto: Bessarione ne curò qui una vera e propria edizione, inserendovi numerose congetture e mettendone in evidenza le partizioni testuali. Sul ruolo di Bessarione (in particolare relazione a questo codice) nella diffusione del commento si vd. le osservazioni di Hadot, La tradition manuscrite, p. 37–45.

Einband

Tipica legatura marciana (sec. XVII) in vitello marrone chiaro con impresso nei piatti il leone di S. Marco.

Erhaltungszustand

Il codice è ben conservato; la carta è in qualche punto usurata e sporca, ma senza alcun detrimento per il testo.

Geschichte

Datierung

Sec. XV med. (1440/5)

Provenienz

Le tre diverse parti che compongono l’attuale Marciano furono prodotte nello scriptorium di Bessarione. Il Cardinale ebbe una parte non irrilevante nella trascrizione dell’ultima unità codicologica e a lui spetta la revisione complessiva del lavoro. È possibile che l’allestimento del codice risalga agli anni 1440–1452 (cfr. anche filigrane), come sembra di poter dedurre da uno scambio epistolare – risalente, appunto, a quegli anni – fra Bessarione e il suo maestro Giorgio Gemisto Pletone, nel quale sono discussi alcuni problemi concernenti l’anima e dove sono evocati il De anima di Alessandro di Afrodisia e il commento di Simplicio al Manuale di Epitteto (cfr. Hadot, La tradition manuscrite, p. 43, per tutti i dettagli bibliografici). Il manoscritto pervenne in Marciana col munus del 1468 (nr. 396). Nel f. II’v sono le iniziali del cancelliere grande Andrea Franceschi (A. Fr.), custode della biblioteca negli anni 1547–1551. Nel f. IVvV (mg. sup.) si legge la collocazione bessarionea (locus 59, corr. da 72; τόπος νθ´, corr. da οβ´) e l’ex libris con indice del contenuto in latino e in greco: „Alexander diverse questiones et simplicii in Egchiridion epitecti et themistius | super de anima b(essarionis) car(dinalis) Tusculani | ἀλεξάνδρου ἀπορίαι καὶ λύσεις διάφοροι, θεμιστίου εἰς τὸ περὶ ψυχῆς, σιμπλικίου εἰς τὸ ἐπικτήτου ἐγχειρίδιον. | βιβλίον βησσαρίωνος καρδηνάλεως τοῦ τῶν τούσκλων“.

Bibliographie

Kat.

  • Wartelle, Inv., nr. 2146.
  • Mioni, Thes. Ant. I, p. 376–377.

Kod.

  • Harlfinger, Textgeschichte Lin, p. 176, n. 1.
  • E. Mioni, Bessarione Scriba e alcuni suoi collaboratori, Miscellanea marciana di studi bessarionei, Padova 1976, p. 268–318: 281–282, 306.
  • I. Hadot, La tradition manuscrite du commentaire de Simplicius sur le Manuel d’Épictète, Revue d’histoire des textes 8, 1978, p. 1–108: 106 (descr. codicologica, con qualche imprecisione in merito alla fascicolazione).
  • P. Thillet, Éléments pour l’histoire du texte du De fato d’Alexandre d’Aphrodisie, Revue d’histoire des textes 12, 1985, p. 13–56: 29–30 (dettagliate informazioni codicologiche comunicate da H.D. Saffrey).
  • Ν. Zorzi, Per la tradizione manoscritta dell’inedito commento all’Etica nicomachea di Giorgio Pachimere: I. Il Marc. gr. 212 di Bessarione e i suoi apografi. II. Ermolao Barbaro e il commento di Pachimere (con una proekdosis del cap. 18), Νέα Ῥώμη 12, 2015, p. 245–304: 258 e n. 45 („nel Marc. gr. 261 l’unico copista che alterna con Bessarione è l’anonimo che Mioni identifica con Demetrio Sguropulos, a cui sono dovuti i ff. 225r–284r (cioè fino alla fine del codice, il f. 284v è bianco), tranne i ff. 241r–252v, 260r–261v, 273r–277v, di mano di Bessarione. La somiglianza di questa mano con quella del copista C del Marc. gr. 212 va senz’altro confermata, l’attribuzione a Sguropulos mi pare invece da rifiutare“).

Text.

  • Bruns, CAG Suppl. II.1, 1887, p. X–XI („Venetus Marc. 261 chartaceus saec. XVI (sic), [...] eadem scripta continet quae in antiquiore insunt [= Marc. gr. 258], ordine tantum ita immutato, ut primum quaestionum librum statim excipiant alter et tertius, deinde demum sequatur de anima liber eiusque mantissa. quem codicem [...] affirmare possum apographum esse Veneti 258“).
  • Heinze, CAG V.3, 1899, p. IX–X (siglum Z; „classis bonae exemplum non magni pretii; initio affinitas quaedam cum CH [= Par. gr. 1888 e Par. gr. 1921] deprehenditur“).
  • Thillet, Éléments pour l’histoire du texte du De fato, p. 31–32. (Il Marc. gr. 261 (siglum B) è un apografo diretto del Marc. gr. 258).
  • P. Thillet (Hg.), Alexandre d’Aphrodisie, Traité du destin, Paris 1984, p. CXXVI.
  • E. Mioni, La formazione della biblioteca greca di Bessarione, G. Fiaccadori (Hg.), Bessarione e l’Umanesimo, Napoli 1994, p. 229–240: 232 („non sappiamo come il Niceno sia riuscito ad avere la celebre collezione degli antichi fiolsofi del sec. IX, proveniente da uno stesso scriptorium costantinopolitano. [...] Deve averli ottenuti [sc. i codici] durante il Concilio o sùbito dopo, perché il Marc. Gr. 261, copia diretta del Marc. Gr. 258, fu trascritto in parte da lui stesso e in parte da Demetrio Sguropulo, attivo presso di lui fra il 1440 e il 1450“).
  • Simplicius

    • Hadot, La tradition manuscrite, p. 35–47 (siglum G; Il Marc. gr. 261, testimone indipendente del gruppo β, è modello del Marc. gr. 253 e del Par. gr. 1959. Analisi testuale dettagliata).
    • I. Hadot, La tradition manuscrite du commentaire de Simplicius sur le Manuel d’Épictète. Addenda et Corrigenda, Revue d’histoire des texte 11, 1981, p. 386–395: 394.
    • I. Hadot, Simplicius, Commentaire sur le Manuel d’Epictète, Leiden 1996, p. 164, 170.
    • I. Hadot, Simplicius, Commentaire sur le Manuel d’Épictète, I, Paris 2001, p. CXXIV–CXXV („écrit entre le 23 avril 1449 et 1450 par le cardinal Bessarion et Demetrios Sgouropoulos“).

Weitere Sekundärliteratur

  • E. Mioni, Vita del Cardinale Bessarione, Miscellanea Marciana 6, 1991, p. 13–219: 109, 137, 143 (il Marc. gr. 261 sarebbe un apografo dei Marc. gr. 228 e Marc. gr. 230; non è addotta alcuna dimostrazione testuale a sostegno di tale ipotesi).
  • M. Sicherl, Handschriftenforschung und Philologie, in D. Harlfinger – G. Prato (Hg.), Paleografia e codicologia greca (Atti del II Colloquio internazionale Berlino–Wolfenbüttel, 17–20 ottobre 1983), Alessandria 1991, p. 485–508: 500–501.
  • M. Sicherl, Die griechischen Erstausgaben des Vettore Trincavelli, Paderborn–München–Wien–Zürich 1993, p. 17, 28–32; 63–65, 67, 83. Il Marciano è servito da esemplare di correzione per la princeps di Temistio e Alessandro di Afrodisia.
  • F. Berger, Die Textgeschichte der ‘Historia Animalium’ des Aristoteles, Wiesbaden 2005, p. 84, n. 344.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, settembre 2017