Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. 308

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. 308 (coll. 636)
Datierung:

ff. 149: sec. XIV 2/2 (ca. 1370-75: ff. 134; ca. 1380-85: ff. 3549).

ff. 50284: sec. XIII ex.

Beschreibstoff: Cart. (in quarto)/ Cart. orientale i ff. 50284.
Format: 205 × 150 mm
Folienzahl: 〈II〉, 284 (+45bis, 228bis), 〈II〉

Inhalt

  • (ff. 134V) Cleomedes, De motu corporum caelestium (tit. κλεομήδους κυκλικῆς θεωρίας μετεώρων πρῶτον). Libr. I (ff. 118V); II (ff. 18V34V). Con scoli di Giovanni Pediasimo. Ed. Todd, Cleomedes, p. 1–84 Vat. gr. 223, ff. 1–104V).
  • (ff. 3546) Mu. (ἀριστοτέλους περὶ κόσμου) (= Vat. gr. 223, ff. 105–132V).
  • (ff. 46V47V) De astrolabio a. 1253 (tit. ἐξήγησις μερικὴ περὶ τοῦ ἀστρολάβου). Ed. A. Delatte, Anecdota Atheniensia, II, Liège 1939, p. 254–262 (= Vat. gr. 223, ff. 133–138V). Lacuna di un foglio dopo il f. 46V (καταδύεσθαι καὶ ποία–τοῦ σημείου, p. 256,5–259,11).
  • (ff. 47V48V) Astronomica (tit. ἀπορία καὶ λύσις ἀρίστη); inc. ζητητέον, διατὶ ὁπόση ἐστὶν ἡ διὰ τὸν ἔκκε(ον) (sic) προσθαφαίρεσις, des. προσθετικὸν τὸ ἕτερον διὰ τὰς εἰρημένας αἰτίας (= Vat. gr. 223 , ff.139V–141).
  • (ff. 48V49V) De duodecim gemmis (tit. περὶ τῶν ιβ´ λίθων), inc. σάρδιον τὸ καὶ βαβυλώνιον καλούμενον, des. ὀνύχιον ξανθὸν μέν ἐστι, εὑρίσκεται δὲ τῶ ἐν αὐτῶ ὄρει (= Vat. gr. 223 , f. 147–148V). Excerpta da Ephiphanius, PG 43, coll. 293–301.
  • (f. 49V) Capita astronomica duo: 1. περὶ τῶν τῆς σελήνης σημείων πρόγνωσις εὐδιεινοῦ ἀέρος καὶ χειμῶνος; inc. τριταία οὖσα λεπτὴ καὶ καθαρὰ φαινομένη, des. ἅλως ἀνέμων μελλόντων σημεῖον. 2. περὶ τῶν τοῦ ἡλίου σημείων πρόγνωσις χειμερινοῦ ἀέρος καὶ εὐδιεινοῦ; inc. ἥλιος ἐρυθρὸς ἀνατέλλων, des. κατὰ ἀνατολὴν εὐδίαν σημαίνει (= Vat. gr. 223 , f. VIv–VII).
  • (f. 49V) 〈De itinere sabbatico〉, inc. σαββάτου ὁδός, φησι ὠριγένης, des. ἐξακισχιλιοστὸν α´ (= Vat. gr. 223, f. VI)
  • (ff. 50V263) 〈Diophantus Alexandrinus, Arithmeticorum libri VI〉. Le prime due righe del f. 50Vs sono riscritte da una mano del sec. XVI (τὴν εὕρεσιν τῶν ἐν τοῖς ἀριθμοῖς προβλημάτων, τιμιώτατέ). Libr. I (ff. 50V122V); II (ff. 123161V), III (ff. 162178V); IV (ff. 179223); V (ff. 223V246), VI (ff. 246V263). Ed. Tannery, Diophantus, I, p. 1–449. I libri I–II sono circondati dagli scolî di 〈Massimo Planude〉. Ed. Tannery, II, p. 125–255.
  • (ff. 263V272V) Diophantus Alexandrinus, De polygonis numeris (Διοφάντου ἀλεξανδρέως περὶ πολυγώνων ἀριθμῶν). Ed. Acerbi, Diofanto; Tannery, I, p. 450–480.
  • (ff. 273273V) 〈Maximus Planudes, tabula calculatoria〉, inc. ἀπὸ ρ´ ἕως υ´, des. ἢ τὸ ἀνάπαλιν. Cfr. Allard, L’Ambrosianus, p. 221.
  • (ff. 273V,4–284) 〈Maximus Planudes, Calculi Indici fragmentum〉 (non distinto dal testo precedente: inc. ...] ἀλλὰ γὰρ οὐκ ἄν τις ἡμᾶς, des. τῶν τετραγώνων ἀριθμῶν γίνεται [... (= Gud. gr. 1).
  • Leer

    ff. 50, 284V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. (in quarto)/ Cart. orientale i ff. 50284.

Anmerkungen zum Beschreibstoff

La carta orientale della seconda unità codicologica (ff. 50-284) si presenta porosa, di color nocciola chiaro (a tratti rosaceo). Vergeures (19 in 20 mm) sottili scorrono orizzontalmente rispetto alla scrittura, talora non perfettamente parallele; pontuseaux non visibili. Numerose irregolarità nella distribuzione pasta sono osservabili con l’ausilio del foglio luminoso.

Wasserzeichen

  • ff. 18, 9/17, 10/16: tre frutti, id. a MT 4406 (1371), con vergeures larghe (9 in 20 mm)
  • ff. 1114: chiavi, quasi id. a MT 2702 (1360/70), sempre a vergeures larghe (8 in 20 mm).
  • f. 15: nessuna filigrana leggibile; vergeures fini (20 in 20 mm).
  • ff. 1834: due cerchi attraversati da un’asta con stella, quasi id. a MT 2111 (1368). Vergeures fini (18/19 in 20 mm).
  • ff. 3839: lettera R con croce, quasi id. MT 5512 (1380), vergeures fini (ca 19 in 20 mm).
  • ff. 35/42, 36/41, 37/40: conchiglia con croce, simile a MT 3157–3158 (1381–1383); = Harlfinger Coquille 5 (1383/4).
  • ff. 4349: parte inferiore di una lettera R diversa dalla precedente, simile a MT 5538 (1380/95), ma con vergeures doppie molto larghe (8 in 20 mm). La base della lettera occupa 24 mm nel punto più stretto. Distanza fra i pontuseaux non rilevabile.

Format

205 × 150 mm

Folienzahl

〈II〉, 284 (+45bis, 228bis), 〈II〉

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?), in inchiostro brunito, nel mg. superiore esterno di ogni recto. Due fogli furono saltati nel computo e numerati a matita. Il f. 16 è dotato di una tavola pieghevole, incollata al foglio per mezzo di un tallone (il foglio è rinforzato con almeno due strati di carta).

Lagen

1 × 8 (8), 1 × 8+1 (17, il f. 15 è aggiunto ed è privo di riscontro), 1 × 8+1 (25; alla piega del fascicolo, dopo il f. 20, è stato aggiunto un bifoglio, ff. 21-22, incollato al f. 23), 1 × 1 (34, foglio singolo incollato alla fine del fascicolo precedente, oggi staccato), 2 × 8 (49, ma + 45 bis!), 29 × 8 (280), 1 × 4 (284).

Lagensignierung

ff. 149: segnature originariamente apposte nel margine inferiore interno di ogni ultimo recto, oggi è leggibole solo quella nel f. 33V (δ´).

ff. 50284: segnature pressoché ovunque conservate al centro del margine inferiore di ogni ultimo verso, da β´ (65V), κη´ (272V).

Anzahl der Linien

ff. 149: ll. 27–33.

ff. 50284: ll. 20–22.

Liniierung

ff. 149: spazio scritto 158 × 89 (f. 28); rigatura a secco del solo specchio.

ff. 50284: testo su due colonne, spazio scritto di ogni colonna 160 × 45 (f. 150), intercolumnio 14 mm; rigatura a secco tipo 20D2 (spesso non rilevabile).

Kopist

Mioni distingueva nel codice tre mani: A (ff. 142V), B (ff. 4349V), C (ff. 50V284) che attribuiva a un milieu italo-greco. La ricostruzione è errata, come dimostrato da Brigitte Mondrain e Daniele Bianconi che nella prima unità codicologica hanno, indipendentemente l’uno dall’altra, individuato la mano dell’erudito bizantino Isacco Argiro, attivo a Costantinopoli nella seconda metà del sec. XIV. Lo studio della tradizione di Diofanto ha permesso, d’altro canto, di ricondurre invece alle cerchei planudee la produzione della seconda unità codicologica, escludendo in modo certo la provenienza del codice da una regione provinciale.

A. ff. 18V: mano anonima, in inchiostro brunito, dall’aspetto geometrico, simile a quella di Argiro, individuata anche nel Vat. gr. 1411, ff. 18r–136v e Scor. Y.III.21, ff. 105r–112v (id. di A. Gioffreda apud Acerbi, Byzantine Recensions, p. 187).

B. ff. 914V, 16–34: Isacco Argiro (Bianconi, Mondrain attribuisce invece ad Argiro solo i ff. 13v, metà–34r), in inchiostro sempre brunito.

C. f. 15: annotazioni di almeno una mano diversa dalle due precedenti.

D. f. 15V: definizioni (ricavate dal testo di Cleomede) di almeno una mano, diversa dalla precedente.

E. ff. 34V: schema ed explicit di Cleomede, forse della mano A.

F. ff. 3549V: mano non troppo dissimile dalle precedenti, sempre in inchiostro brunito, ma di modulo più ridotto e dall’aspetto meno geometrico; il ductus cambia in modo evidente dal f. 42, l. 11, al punto che si potrebbe ipotizzare un ulteriore cambio di mano.

G. ff. 50V284: mano simile a quella dello stesso Planude, in inchiostro brunito chiaro, con notevoli variazioni di ductus, ma pressoché ovunque riconoscibile nei tratteggi caratteristici (Mondrain, Les écritures, p. 167 n. 18 sembra distinguere la mano cui si deve il frammento del Calcolo secondo gli indiani: „le fragment du Calcul est dû à une main tout à fait proche de celle de l’érudit“. È vero che la mano sembra diversa da quella che ha vergato le ultime righe di Diofanto, ma invero parrebbe trattarsi di un modesto cambio di ductus: cfr. la scrittura impiegata nella trascrizione del commento a Diofanto, per esempio nei ff. 128-130V).

Illumination

Titoli rubricati nei ff. 149, con lemmi e scolî in rosso. Nessuna decorazione nella seconda unità codicologica, che presenta solo modesti capilettera in rosso sbiadito, oggi difficilmente distinguibile dall’inchiostro brunito usato per il testo.

Ergänzungen zum Textbestand

I ff. 149 presentano abbondanti annotazioni e scolî di almeno due mani principali, coeve a quelle dei copisti, nessuna delle quali (contrariamente a quanto indicato da Mioni) è identificabile con quella di Bessarione.

Einband

Legatura marciana (sec. XVIII) in cuoio marrone con nei piatti impresso il leone di S. Marco.

Erhaltungszustand

Il codice è in buono stato di conservazione. La carta è in qualche punto ossidata e consunta senza alcun danno per il testo. I ff. 17, 18, 19 e 34 sono, al momento della consultazione, staccati completamente dal fascicolo.

Geschichte

Datierung

ff. 149: sec. XIV 2/2 (ca. 1370-75: ff. 134; ca. 1380-85: ff. 3549).

ff. 50284: sec. XIII ex.

Entstehung

Il codice è composto di due unità codicologiche (assemblate in un secondo momento: 1. ff. 134 (Cleomede) e ff. 3549 (Ps.-Aristotele, altri testi astronomici); 2. ff. 50284 (Diofanto e Massimo Planude). La prima parte del codice fu messa insieme verisimilmente negli ambienti di Isacco Argiro (seconda metà del sec. XIV, è verisimile che esso sia legato geneticamente al Vat. gr. 223, codice membranaceo palinsesto che, sulla base della grafia, sembrerebbe più antico del Marciano: stranamente Todd non avverte dell’identità di contenuto riscontrabile frai due codici né approfondisce la relazione fra i due manoscritti); la seconda sezione, invece, risalente alla fine del sec. XIII, rimanda direttamente agli ambienti planudei (il modello è un autografo dello stesso Planude).

Provenienz

Il codice appartenne al cardinal Bessarione, che nel margine superiore del f. 1 appose il consueto ex libris con collocazione: „σληον κλεομήδης καὶ ἀριθμητικὴ διοφάντου βιβλία ς´: κτῆμα | νησσαρίωνος καρδηνάλεως τοῦ τῶν τούσκλων. | τόπος μθ´“. Nel margine inferiore dello stesso foglio è ripetuta la nota in latino: 60 cleomedes. Locus 49 238“. Del codice parla Giovanni Regiomontano nel 1464 in una lettera a Bianchini in una lettera scritta da Venezia in quell’anno: poiché il testo ancora non era noto in versione latina, egli si riproponeva di tradurlo (cfr. Rigo, Bessarione, p. 72). Il manoscritto pervenne alla Marciana attraverso il munus del 1468 (nr. 235). Alla fine del sec. XVIII il manoscritto, come provano i timbri della Bibliothèque Nationale, fu sequestrato e portato a Parigi.

Reproduktionen und Digitalisate

  • Marc. Gr. 308 (Farbdigitalisat der Biblioteca Nazionale Marciana)

Bibliographie

Kat.

  • Wartelle, Inv. nr. 2150.
  • Mioni, Thes. Ant. II, p. 15–17 (con, limitatamente alla prima unità, fascicolazione, filigrane e distinzione delle mani errate).

Kod.

  • E. Mioni, Bessarione scriba e alcuni suoi collaboratori, Miscellanea marciana di studi bessarionei, Padova 1976, p. 263–318: 287 (erronea attribuzione a Bessarione di «pochi scolii in Cleomede»).
  • D. und J. Harlfinger, Wasserzeichen aus griechischen Handschriften, II, Berlin 1980, coquille 5.
  • B. Mondrain, Les écritures dans les manuscrits byzantins du XIVe siècle. Quelques problématiques, Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici 44, 2007, p. 157–196: 167, 168.
  • D. Bianconi, La controversia palamitica. Figure, libri, testi e mani, Segno e testo 6, 2008, p. 337–376: 357 (individuazione della mano di Isacco Argiro nei ff. 9r–14v, 16r–34r; correzione della attribuzione di Mioni a ambiente italo-greco).
  • B. Mondrain, Le cardinal Bessarion et la constitution de sa collection de manuscrits grecs - ou comment contribuer à l’intégration du patrimoine littéraire grec et byzantin en Occident, „Inter graecos latinissimus, inter latinos graecissimus“. Bessarion zwischen den Kulturen Berlin 2013, p. 187–202: 196.
  • F. Acerbi, Byzantine Recensions of Greek Mathematical and Astonomical Texts: A Survey, Estudios Bizantinos 4, 2016, p. 133–213: 187, 173–174.

Text.

    Cleomedes

    • H. Ziegler, Cleomedis de motu circulari corporum caelestium libri duo, Lipsiae 1891, p. IV.
    • R.B. Todd, An inventory of the Manuscripts of Cleomedes, Scriptorium 40, 1986, p. 261–264: 263.
    • R.B. Todd, Cleomedis Caelestia, Leipzig 1990, p. XIII–XIV (classificato fra gli apografi del Norimb. Cent. V App. 37, Marc. gr. 309 e Edimb. Advocates Ms. 18.7.15).

    Diphantus

    • P. Tannery, Diophanti Alexandrini Opera omnia, I, Lipsiae 1893, p. III (Siglum B).
    • P. Tannery, Diophanti Alexandrini Opera omnia, II, 1895, p. XXVIII.
    • P. Tannery, Rapport sur une mission en Italie, Mémoires scientifiques, II, Paris 1912, p. 288–289.
    • A. Allard, La tentative d’édition des Arithmétiques de Diophante d’Alexandrie par Joseph Auria, Revue d’histoire des textes 11, 1981, p. 99–122: 100 (il Marciano è apografo dell’Ambr. Et 157 sup. (M) e modello dell’Ambr. A 91 sup.).
    • A. Allard, La tradition du texte grec des Arithmétiques de Diophante d’Alexandrie, Revue d’histoire des textes 12–13, 1982–1983, p. 57–138: 61–62, 76, 100–115 (Siglum B, si riprendono e ampliano i dati a supporto delle conclusioni già tracciate nell’articolo del 1981; le stesse conclusioni, di volta in volta declinate secondo l’oggetto specifico del saggio, sono ripetute nei successivi studi di Allard qui raccolti in bibliografia).
    • A. Allard, Les scholies aux arithmétiques de Diophante d’Alexandrie dans le Matritensis Bibl. Nat. 4678 et les Vaticani Graeci 191 et 304, Byzantion 53, 1983, p. 664–760: 665.
    • A. Allard, Un exemple de transmission d’un texte grec scientifique: le Mediolanensis Ambrosianus A 91 sup., un manuscrit de Jean-Vincent Pinelli prêté à Mathieu Macigno, Les études classiques 52, 1984, p. 317–331: 318.
    • A. Allard, Le manuscrit des arithmétiques de Diophante d’Alexandrie et les lettres d’André Dudith dans le Monacensis Lat. 10370, M. Folkerts, U. Lindgren (Hg.), Mathemata. Festschrift für Helmuth Gericke zum 75, Stuttgart, 1985, p. 297–315: 298–299 (il codice dà luogo alla copia dell’attuale Ambr. A 91 sup., appartenuto a Gian Vincenzo Pinelli e che servì da esemplare di collazione per il manoscritto di Wolfenbüttel, Gud. Gr. 1, appartenuto e postillato dal dotto matematico padovano Matteo Macigni).
    • A. Rigo, Bessarione, Giovanni Regiomontano e i loro studi su Tolomeo a Venezia e Roma (1462–1464), Studi Veneziani, n.s. 21, 1991, p. 49–110: 72.
    • F. Acerbi, Diofanto, De polygonis numeris, Pisa 2011, p. 114 e passim (Siglum B, apografo diretto dell’Ambr. Et 157 sup.).

    Planudes

    • A. Allard, L’Ambrosianus Et 157 sup., un manuscrit autographe de Maxime Planude, Scriptorium 33, 1979, p. 219–234: passim (il Marc. 308 è una copia diretta dell’Ambrosianus Et 157 sup).
    • A. Allard, Maxime Planude. Le gran calcul selon les Indiens, Louvain-la-Neuve 1981, p. 16–17 (siglum B; per il calcolo secondo gli indiani è copia del codice Ambr. Et 157 sup. „postrérieurement à la séparation de ce dernier en deux fragments“).
    • E. De Biase, The Vat. gr. 191, Manuel Bryennius, and a Circle of Scholars Alternative to That of Maximu Planudes, Scriptorium 2016, p. 349–363: 360.

Faks.

  • Bianconi, La controversia, tav. 9.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, novembre–dicembre 2018