Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina

Vorstufe

Beschreibung Marc. gr. IV.22

Nachweis: Italien, Venedig, Biblioteca Nazionale Marciana, Marc. gr. IV.22 (1297)
Datierung:

1366

Beschreibstoff: Carta italiana a vergelle spesse (in folio); il f. III’ è membranaceo.
Format: 290 × 210 mm
Folienzahl: III, 182, IV'

Inhalt

  • (ff. 1182) 〈Ps.–Heliodorus, Par. in EN VI–X〉. Libr. VI (ff. 131V); VII (ff. 3283); VIII (ff. 83117); IX (ff. 117147V); X (ff. 147V182). Ed. Heylbut, CAG XIX.2, 1889, pp. 113–233.
  • Leer

    f. 182V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Carta italiana a vergelle spesse (in folio); il f. III’ è membranaceo.

Wasserzeichen

  • (identici motivi ricorrono nel IV 21).
  • ff. 115, 2431, 104111, 114117, 120135, 144182: tre monti sormontato da croce, quasi identico a MT 6284 (1364)
  • ff. 16–23, 96–103, 112–113, 118–119, 136–143: testa di bue con occhi, molto simile a MT 1250 (1368).
  • ff. 3295: frutto identico a MT 4360 (1367; cfr. anche 4365, del 1366).
  • Nelle guardie finali in carta compare una filigrana a forma di corno identica a Harlfinger «Huchet» 21 (1463).

Format

290 × 210 mm

Folienzahl

III, 182, IV'

Foliierung

Foliotazione moderna (XVIII sec.?) a penna nel margine superiore esterno di ogni recto.

Lagen

1 × 7 (7), 21 × 8 (175), 1 × 7 (182). Il f. 193 del IV 21 costituiva il primo del fascicolo κε´, oggi mutilo del primo foglio nel IV 22. L’ultimo fascicolo è mutilo di un foglio, senza alcun danno testuale (corda fra i ff. 179 e 180).

Lagensignierung

Segnature di mano del copista nel centro del margine inferiore del primo foglio recto e dell’ultimo verso di ogni fascicolo, da κε´ (7V) a μζ´ (176).

Anzahl der Linien

23 ll.

Liniierung

(f. 73) 290 × 210, spazio scritto 196 × 127. Tipo 20D1 Leroy–Sautel.

Kopist

Il codice fu vergato da un’unica mano anonima, identica a quella che ha vergato il IV 21 (cfr. la scheda relativa per ulteriori dettagli).

Annotazioni marginali e schemi di 〈Giovanni Argiropulo〉 (Mondrain), cfr. ff. 31V, 56V57, 72, 73, 74, 154.

Einband

Piatti originali, decorati a motivi geometrici (XVI sec.?). Dorso e labbri rifatti in anni recenti. Guardie moderne. Sul contropiatto sono incollati i resti della antica legatura: etichetta gotica dei Ss. Giovanni e Paolo con indicazione del contenuto («Paraphr. in 5. ultimos libros ethic.»). Di mano recenziore, in un frammento membranaceo incollato nel mg. inferiore: «Paraphrasis Josephi monachi in quinque libros ultimos Ethicorum Aristotelis. 300 circiter ann.» (l’attribuzione si spiega alla luce della sottoscrizione nel. f. 31V). Nel mg. sup. del f. 1 si legge: «Liber Conventus S.rum Johannis et Pauli Venetiae».

Erhaltungszustand

Ottimo stato di conservazione.

Geschichte

Datierung

1366

Entstehung

Il codice reca nel f. 31V la nota seguente: + Τὸ βιβλίον γέγονεν δι´ ἐξόδ(ου) | τοῦ εὐσεβεστάτου καὶ φιλοχρίστου βασιλέως | ἡμῶν, Ἰωάσαφ μοναχοῦ τοῦ Καν|τακουζινοῦ (sic), ἐν ἔτει ,ςωοε´, μη(ν)ὸ(ς) | νοε(μβ)ρ(ίου) κδ´ ἰν(δικτιῶνος) ε´: +:+:+:+: [Il libro è stato fatto a spese del nostro re, piissimo e amante di Cristo, Ioasaph monaco Cantacuzeno, nell’anno 6975 (= A.D. 1366), mese di novembre 24, quinta indizione]. La nota si collocava probabilmente in coincidenza di una cesura codicologica, oggi non più verificabile: il primo tomo (il Marc. gr. IV 21) forma oggi, infatti, un’unità testuale compatta (parafrasi dei libri I–V), ma non codicologica (l’ultimo foglio del IV 21, come messo debitamente in luce nella relativa descrizione, era originariamente il primo del primo fascicolo del IV 22). Il codice era verisimilmente diviso in due tomi già nel XIV secolo, con cesura – questa volta sia testuale che codicologica – alla fine del fascicolo κη´, col quale si conclude la parafrasi del libro VI (alla fine del f. 31V, sotto la sottoscrizione, è lasciato un ampio spazio bianco, riempito, solo nel XV secolo, da Giovanni Argiropulo con un articolato schema): tale circostanza spiega la presenza della sottoscrizione in un punto oggi apparentemente privo di rilievo codicologico (cfr. su questo punto le osservazioni di Trizio, Eliodoro di Prusa, p. 809: «vi è poi la seconda questione, che più della prima sembrerebbe mettere in discussione l’unitarietà dell’opera. Per quale motivo nel Marciano e in altri testimoni successivi la sottoscrizione si trova al termine del libro VI e non al termine dell’opera? Rispondere a questo interrogativo non è semplice, specie perché non sembrano esservi testimoni più antichi del codice Marciano, il quale – secondo Mioni – non presenta tuttavia sostanziali differenze nella struttura materiale tra ciò che si trova prima e ciò che si trova dopo la sottoscrizione, cosa che non sembra favorire la tesi della disomogeneità dell’opera»).

La stessa nota a proposito di Cantacuzeno si legge anche nei codici Leid. Bibl. Publ. Gr. 16B; Laur. 80, 3, Monac. gr. 77, Vindob. Phil. gr. 9, Ambr. A 195 inf. e Ambr. I 95 sup. (sempre alla fine del libro VI e tutti col medesimo errore fonetico per il nome di Cantacuzeno), tutti testimoni databili fra la fine del XV e il XVI secolo (per un elenco aggiornato e per la precedente bibliografia, cfr. Trizio, Eliodoro di Prusa, p. 806 e n. 6). Alexander Turyn (Dated Greek Manuscripts of the Thirteenth and Fourteenth Centuries in the Libraries of Italy, Urbana–Chicago–London 1972, I, p. XIV) rilevata la presenza di tale nota in codici recenziori, si rifiutò di prendere in considerazione i Marciani IV 21 e 22 per il suo repertorio di codici greci datati del XIV secolo conservati nelle biblioteche italiane, ritenendo verisimile che la nota risalisse al modello del manoscritto e non si riferisse dunque agli attuali Marciani (a tale conclusione sembrava indurre l’errore fonetico per il nome di Cantacuzeno, impensabile in una copia eseguita sotto il suo controllo: «it is difficult to believe that this ms. could be the original ms. commissioned by John–Joasaph Cantacuzenus and the primary source of the many mss. containing the above Paraphrase each with a colophon carrying the same reference to John VI–Joasaph Cantacuzenus as sponsor. It is unlikely that a scribe commissioned by the ex–Emperor would make the mistake of spelling the name of the ex–Emperor Καντακουζινοῦ»).

Lo studio delle filigrane e delle caratteristiche grafiche della mano cui si deve la trascrizione dei due volumi conferma tuttavia oltre ogni legittimo dubbio la datazione che si può evincere dalla sottoscrizione e non vi è ragione di credere che essa risalga al modello dei Marciani (cfr. la nota di D. Harlfinger nello schedone relativo a questo manoscritto: «Sec. XIV», data 16.XII.1967; cfr. anche B. Mondrain, L’ancien empereur Jean VI Cantacuzène, p. 256, n. 22: «ce dernier [i.e. Turyn] l’exclut à mon sens trop rapidement de ses descriptions en raison de la faute d’ortographe commise sur le nom “Καντακουζινοῦ” dans la souscription, qui lui paraît peu vresemblable pour un manuscrit copié à la demande de l’ex–emprereur»).

Provenienz

L’attuale IV 22 è il secondo tomo di una anepigrafa parafrasi dell’Etica Nicomachea di Aristotele (per l’attribuzione e una accurata discussione di tutta la precedente bibliografia cfr. Trizio, Eliodoro di Prusa). Il primo tomo è l’attuale Marc. gr. IV 21, vergato dal medesimo scriba e con identiche caratteristiche codicologiche. Il manoscritto pervenne in Marciana nel 1789 insieme al resto della biblioteca del convento dei Ss. Giovanni e Paolo, messa insieme dal generale Gioacchino Turriano nella seconda metà del sec. XV. Il manoscritto è regolarmente censito negli inventari antichi (lista B Marcon): cfr. D.F. Jackson, The Greek Library of Saints John and Paul (San Zanipolo) at Venice, Tempe 2011, pp. 13–14 (lista B, nr. 45 = Richter 43; Tomasini 54). Prima di giungere nella biblioteca del convento veneziano, il IV 21 e il IV 22, sua seconda metà, furono nelle mani di Giovanni Argiropulo, che li annotò entrambi (Mondrain).

Bibliographie

Kat.

  • D. M. Berardelli, Codicum omnium Graecorum, Arabicorum, aliarum linguarum orientalium, qui manuscripti in Bibliotheca Ss. Johannis et Pauli Venetiarum Ordinis Praedicatorum, asservantur, catalogus, in «Nuova raccolta d’opuscoli scientifici e filologici», t. XX, Venetiis 1779, pp. 161–240: 190.
  • E. Mioni, Bibliothecae Divi Marci Venetiarum codices Graeci manuscripti, I.2, Roma 1972, p. 210.
  • R. D. Argyropoulos – I. Caras, Inventaire des manuscrits grecs d’Aristote et de ses commentateurs. Supplément, Paris 1980, p. 51 (nr. 437).
  • E. Mioni, Bibliothecae Divi Marci Venetiarum codices Graeci manuscripti, Indices omnium codicum Graecorum. Praefatio, supplementa, addenda, Roma [1986], p. 46.

Kod.

  • F. Euaggelatou–Notara, Χορηγοί, κτήτορες, δωρητές σε σημειώματα κωδίκων. Παλαιολόγειοι χρόνοι, Athêna 2000, p. 244 (trascrizione della nota nel f. 31v).
  • B. Mondrain, L’ancien empereur Jean VI Cantacuzène et ses copistes, in A. Rigo (a c. di), Gregorio Palamas e oltre. Studi e documenti sulle controversie teologiche del XIV secolo bizantino, Firenze 2004, pp. 249–295 e pl. V–XII: 265, n. 22. Il codice è di XIV secolo e presenta caratteristiche codicologiche comparabili a quelle presenti in altri manoscritti usciti dallo «scriptorium» di Cantacuzeno, come il numero di 23 righe per pagina. Identificazione dei marginalia di Argiropulo.

Text.

  • H. Heylbut, CAG XIX.2, 1889, p. VI. Il codice, è rapidamente menzionato nella praefatio di Heylbut che non sembra averlo collazionato.
  • D. M. Nicol, A Paraphrase of the Nicomachean Ethics attributed to the Emperor John VI Cantacuzene, «Byzantinoslavica» 29 (1968), pp. 1-16: 4-5.
  • M. Trizio, Eliodoro di Prusa e i commentatori greco–bizantini di Aristotele, in A. Rigo (a c. di), Vie per Bisanzio. VIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini. Venezia, 25–28 novembre 2009, Bari 2013, pp. 803–830: 806–807 (e passim). Come rilevato da Trizio, Eliodoro di Prusa, il codice è il più antico esemplare della parafrasi attribuita a Eliodoro di Prusa (ma l’attribuzione è erronea e non è escluso che l’anonimo autore sia in realtà Giovanni Cantacuzeno). Il copista è anonimo, ma è possibile che egli operasse al soldo di Cantacuzeno stesso, come si può evincere dalla nota presente nel f. 31v.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, giugno–luglio 2017